Enzo Iacchetti, la malinconia di un comico: «Mio padre, quel silenzio irrimediabile»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Enzo Iacchetti, volto noto al pubblico per la lunga permanenza dietro il bancone di Striscia la notizia, decide di abbassare le difese e, all'età di settantadue anni, consegna al pubblico una versione di sé più intima e inedita, lontana dai riflettori della satira televisiva. «Da ragazzotto ti chiedono di scrivere cose che facciano ridere», ha spiegato al Giorno, «ma a questa età avevo bisogno di dare spazio ai sentimenti». Ne è nata un'autobiografia, 25 minuti di felicità, nella quale l'artista svela una natura malinconica e solitaria, «caratteristica faticosa da sopportare, soprattutto in amore», come lui stesso ammette, descrivendosi capace di non proferire parola durante un intero viaggio da Milano a Reggio Calabria. Un ritratto che scava nelle pieghe di un carattere complesso, restituendo l'immagine di un uomo che, pur avendo fatto della comicità un mestiere, custodisce dentro di sé un'inquietudine profonda.

Il peso di un assenza

Tra le pagine più toccanti del libro, emerge il ricordo del padre, scomparso quando Enzo aveva ventidue anni. Iacchetti rivela, con una sincerità che colpisce, che tra loro non vi era dialogo al momento della morte, un particolare che ha lasciato in lui un «senso di colpa ingestibile». Questo evento, raccontato senza autoindulgenza ma con il crudo realismo di chi porta un peso da decenni, rappresenta una delle cicatrici più significative della sua vita, una di quelle ferite che contribuiscono a definire la personalità di un individuo, segnandone il percorso esistenziale e forse anche quello artistico. È un lutto che parla di silenzi irrimediabili e di occasioni perdute, temi universali che travalicano la vicenda personale.

Amori segreti e sogni infranti

Il racconto biografico non tralascia la sfera dei sentimenti, anzi, Iacchetti sceglie di parlare apertamente di un amore mai vissuto, un sentimento segreto e potente provato per una famosa collega, della quale non fa il nome. Confessa di esserne stato «follemente innamorato», aggiungendo un tassello importante al puzzle della sua vita emotiva, spesso tenuta nascosta. Parallelamente, l'artista rievoca un altro grande sogno, quello musicale, che non riuscì a realizzare nonostante i tentativi. «Mi sono presentato quattro volte a Sanremo», racconta, «e sono sempre stato rifiutato» perché considerato, a suo dire, semplicemente un comico. Un rifiuto che ha segnato una divergenza netta nel suo cammino professionale, indirizzandolo verso quel successo televisivo che tutti conoscono, ma lasciando intatta la delusione per una passione mai completamente espressa.

Il futuro e le riflessioni senza maschera

Proprio riguardo al programma che lo ha reso una figura familiare nelle case degli italiani, Striscia la notizia, Iacchetti affronta la questione del suo futuro, limitandosi a dichiarare che la decisione verrà presa a breve, senza aggiungere ulteriori dettagli o speculazioni. Il tono dell'intera opera, presentata come un mettere in ordine un baule colmo di «avventure, amori, cicatrici», è proprio questo: uno sguardo lucido e disincantato sul proprio passato, condotto con la consapevolezza di chi, ormai, sente il bisogno di mostrarsi per quello che è, al di là dei personaggi interpretati. Le pagine, come ha sottolineato, sono «senza maschere», e riescono a mescolare divertimento e commozione, rivelando la profondità di un uomo che, nonostante tutto, si sente ancora «in piedi come Rocky».

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