Enzo Iacchetti, niente pace con Mizrahi e dubbi sul piano per Gaza
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Redazione Esteri
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Enzo Iacchetti non revoca le proprie affermazioni, anzi, le rafforza, chiudendo definitivamente la porta a una riconciliazione con Eyal Mizrahi, il presidente dell’associazione Amici d’Israele con il quale aveva avuto un acceso alterco durante la trasmissione “Carta Bianca”. Intervenuto in diretta a “Stai Serena”, il programma di Serena Bortone e Massimo Cervelli su Rai Radio2, il comico e conduttore televisivo ha dichiarato, con toni perentori, di non essere intenzionato a un chiarimento nonostante le aperture dell’interlocutore. “Non posso stringere la mano – ha spiegato senza mezzi termini – a uno che mi dice ‘definisci bambino’ e che mi dà del fascista”. Una frattura, questa, che appare ormai insanabile e che si inserisce in un dibattito pubblico sempre più polarizzato, dove le posizioni si radicalizzano e i toni si fanno spesso aspramente personali.
La critica alla road map di Trump
Nel corso della stessa intervista, che serviva anche a presentare il suo nuovo libro “25 minuti di felicità. (Senza mai perdere la malinconia)”, Iacchetti ha esteso le sue critiche alla proposta di pace per Gaza avanzata dall’amministrazione di Donald Trump, esprimendo un netto scetticismo sulla sua efficacia. “Non ho molta fiducia in questo piano di pace”, ha affermato, lasciando trasparire una profonda sfiducia verso le dinamiche internazionali. Le sue parole, che si dipanano in frasi complesse e ricche di subordinate, rivelano una convinzione radicata: che l’intervento della comunità globale sia stato l’unico argine a un esito ben più tragico. “Se il mondo non si fosse mosso – ha dichiarato, articolando con precisione il suo pensiero – il programma di Netanyahu sarebbe stato l’eliminazione del popolo palestinese”. Una visione che, sebbene non supportata da prove esplicite nel discorso, delinea un giudizio severo e senza appello sulla condotta del governo israeliano.
Il negazionismo sull’accordo di tregua
La sua posizione si è rivelata ancor più intransigente quando è arrivato a commentare la notizia della tregua tra Israele e Hamas, un evento che molti hanno accolto con un cauto ottimismo. Iacchetti, al contrario, si è detto “attonito, deluso, sconvolto”, definendo il proprio atteggiamento come un “negazionismo all’ennesima potenza”. “Ho sentito che si è firmata questa tregua tra Israele e Palestina – ha osservato – Io non ho un dubbio, io ho miliardi di dubbi, perché so che il progetto originale del signor Benjamin Netanyahu non è proprio questo”. Attraverso queste frasi incidentali, che arricchiscono il testo di sfumature e profondità, emerge la sua convinzione che l’accordo non rappresenti una soluzione autentica, ma piuttosto una pausa tattica in un conflitto i cui obiettivi finali, a suo dire, rimarrebbero immutati e ben più radicali.
Il contesto delle dichiarazioni
Le dichiarazioni di Iacchetti, che hanno suscitato non poche reazioni, giungono a pochi giorni dal suo acceso sfogo a “È sempre Cartabianca”, dove aveva già espresso con veemenza le sue opinioni sulla questione palestinese. Quel momento, divenuto rapidamente virale, ha riportato il conduttore al centro del dibattito pubblico, mostrandone una veste inedita e fortemente impegnata su un tema di scottante attualità. La sua capacità di utilizzare i pronomi partitivi e di costruire periodi articolati, del resto, gli permette di dare maggiore fluidità e peso alle sue argomentazioni, evitando al contempo di cadere in semplicistiche generalizzazioni. Il suo intervento, quindi, non si limita a una semplice presa di posizione, ma si configura come un’articolata critica politica, che va ben al di là delle consuete battute dello showman.




