Eyal Mizrahi sulla polemica con Iacchetti: “La mia mano è tesa, ma la pace si fa in due”
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Redazione Esteri
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Il presidente della Federazione Amici di Israele, Eyal Mizrahi, è tornato a commentare l’aspro diverbio televisivo con Enzo Iacchetti, scatenato dalla sua richiesta di “definire bambino”. Le sue dichiarazioni, rilasciate in occasione di un flash mob milanese per commemorare le vittime dell’attacco del 7 ottobre, hanno riacceso i riflettori su quella che non è stata una semplice sfuriata da talk show, ma uno scontro radicato in percezioni diametralmente opposte.
La spiegazione della richiesta di definire "bambino"
Mizrahi ha spiegato che l’interrogativo, all’apparenza così brutale, era funzionale ad avviare un ragionamento più articolato. “Io stavo iniziando un ragionamento”, ha precisato, sottolineando come la definizione di bambino non sia univoca ma cambi, inevitabilmente, a seconda dell’interlocutore e del contesto a cui ci si riferisce.
La distinzione tra l'Occidente e la realtà di Hamas
Ha quindi delineato la sua personale interpretazione, affermando che “per noi occidentali un bambino è un ragazzo fino a 10 anni, 11 anni, poi diventa ragazzino, poi ragazzo”, per poi aggiungere, in una frase incidentale che costituisce il cuore della sua tesi, come “Hamas recluta e mette l’arma in mano a ragazzi da 14 anni in su”.
I dati anagrafici e il ruolo dei giovani combattenti
L’argomentazione si è poi spostata su dati anagrafici più precisi, con Mizrahi che ha affermato come, negli ultimi tempi, il reclutamento avverrebbe “anche da 12 anni in su”. Ha inoltre citato le Nazioni Unite, notando come l’Onu consideri bambini gli individui al di sotto dei 18 anni, una definizione che, a suo dire, non terrebbe conto della realtà operativa sul campo, dove “quasi la metà dei combattenti di Hamas ha tra i 15 e i 18 anni”. Per lui, in quella specifica realtà conflittuale, molti di coloro che rientrano in quella categoria internazionale sono di fatto considerati e impiegati come soldati.
L'appello a Iacchetti: mano tesa ma pace a due
Nonostante la fermezza nel ribadire le proprie posizioni, Mizrahi ha lanciato anche un messaggio di distensione diretto a Iacchetti. “La mia mano è tesa”, ha dichiarato, usando un’immagine di apertura e dialogo. Tuttavia, ha subito temperato questa disponibilità con una condizione implicita, aggiungendo che “la pace si fa in due”, quasi a voler ribadire che una riconciliazione, sia essa personale o politica, richiede uno sforzo reciproco e non può essere unilaterale.




