Enzo Iacchetti contro i vandali: "Sono pro-pirla, strumentalizzano la Palestina"
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Redazione Interno
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L’attacco alla sede de La Stampa a Torino, con il lancio di letame e minacce di morte rivolte ai giornalisti, ha scatenato un’ondata di sdegno che travalica le semplici divisioni politiche. Quella che potrebbe essere liquidata come un’azione di teppismo fine a se stessa mostra, a un esame più attento, i segni di una regia precisa, la stessa che si intravede dietro altre iniziative di intimidazione, come il rifiuto opposto dalla Facoltà di Filosofia di Bologna a un corso per allievi ufficiali. Enzo Iacchetti, ospite del programma “È sempre CartaBianca”, ha usato parole durissime per condannare gli autori di quei gesti, definendoli senza mezzi termini “pro-pirla”, in un’intervista dove ha anche commentato, con la sua proverbiale ironia tagliente, le dichiarazioni dell’ammiraglio della Nato sulla Russia. Il comico ha sottolineato come costoro, “con tanto di anfibi”, si pongano in coda alle manifestazioni legittime per poi deviarne il senso con atti vandalici, finendo per rubare la scena alla causa che dichiarano di sostenere.
Una firma riconoscibile dietro azioni disparate
Sebbene i contesti appaiano diversi – un assalto a una redazione giornalistica e una polemica in ambito accademico – gli osservatori notano una sostanziale continuità negli schemi operativi e nella retorica impiegata. L’episodio torinese, caratterizzato da volti coperti e da un linguaggio di minaccia che accusa la testata di collusione con quanto avviene a Gaza, ripropone, come è stato osservato, modalità di squadrismo che si credevano confinate ai libri di storia. Una simile azione, al di là della gravità intrinseca del gesto vandalico, rappresenta una ferita profonda al dibattito democratico e danneggia, in modo paradossale, proprio la visibilità delle istanze palestinesi, oscurate dalla violenza di pochi. La solidarietà al direttore Andrea Malaguti e a tutta la redazione è stata ampia e trasversale, segno che il tentativo di silenziare una voce ha prodotto l’effetto contrario.
La condotta che svilisce la protesta
Iacchetti ha centrato il punto cruciale della questione, evidenziando la strumentalizzazione operata da frange estremiste. Questi gruppi, come ha notato il comico, si inseriscono nelle piazze con un preciso copione di provocazione, puntando sistematicamente alla degenerazione fisica del confronto. Il loro obiettivo, infatti, non sembra essere la partecipazione costruttiva a una protesta, bensì la sua riduzione a mero pretesto per atti di intimidazione e danneggiamento, spesso ai danni di simboli mediatici o istituzionali. Il risultato è che, inevitabilmente, il dibattito pubblico si sposta dalla sostanza delle rivendicazioni alla cronaca nera degli scontri, dei vetri infranti e delle scritte offensive, offuscando qualsiasi discorso politico serio.
Il contesto più ampio delle dichiarazioni
Le osservazioni di Iacchetti sono emerse nel corso di una conversazione televisiva che ha toccato anche temi di politica internazionale, a dimostrazione di come i fatti di cronaca interna si intreccino con scenari globali. Interpellato da Bianca Berlinguer sul parere riguardo alle dichiarazioni del presidente del Comitato militare della Nato, che ha parlato di possibili risposte più aggressive alla Russia dopo una serie di attacchi informatici e violazioni dello spazio aereo, il conduttore ha risposto con una battuta sarcastica sulla presunta forza di Mosca. Quel commento, per quanto fulmineo, delinea un clima di tensione percepita, dove le provocazioni domestiche e le poste in gioco internazionali sembrano alimentarsi a vicenda, seppur su piani completamente differenti.




