L'Europa del gas sospesa tra il record di Gnl e le incognite future
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Redazione Economia
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I mercati europei del gas vivono una fase di stabilità inattesa, con i prezzi all'ingrosso e la loro volatilità che mostrano un netto calo, segnando uno dei periodi più tranquilli degli ultimi anni. Questa nuova calma, che molti osservatori non si aspettavano dopo le turbolenze seguite all'invasione dell'Ucraina, è il risultato diretto di un massiccio aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto, di consumi che rimangono contenuti e di una gestione, finora, ordinata delle riserve strategiche. Le importazioni di Gnl, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, hanno toccato livelli record: da aprile a ottobre sono stati acquistati 82,5 miliardi di metri cubi, con il solo mese di ottobre che ha fatto registrare un flusso di 12,6 miliardi di metri cubi, un valore che supera del 43% quello dello stesso periodo dell'anno precedente.
La doppia faccia della dipendenza energetica
Tuttavia, questa apparente tregua nasconde delle vulnerabilità che potrebbero rivelarsi con il progredire della stagione invernale. Le scorte di gas, infatti, seppur riempite, risultano più basse rispetto agli anni scorsi, aumentando di fatto la dipendenza dell'Europa dai mercati globali e dalle loro dinamiche, spesso imprevedibili. In questo scenario, si delinea una geografia delle importazioni profondamente mutata: la Francia, da sola, importa quasi la metà del gas liquido russo che arriva nell'Unione europea, mentre l'Italia si attesta a quota zero per gli approvvigionamenti dalla Russia, compensando il tutto con un incremento del 90% degli arrivi dagli Stati Uniti in un solo anno. Eppure, nonostante il divieto europeo di importare gas russo via tubo entro la fine del 2027, il metano legato a Vladimir Putin continua ad affluire nel Vecchio Continente, seppur in forma liquefatta, attraverso acquisti di Gnl che non sono soggetti alle stesse restrizioni.
Il paradosso di una corsa agli impianti che potrebbe rivelarsi inutile
Proprio il boom del gas naturale liquefatto ha spinto molti paesi a correre ai ripari, pianificando o avviando la costruzione di nuovi rigassificatori per aumentare la capacità di ricezione. Tuttavia, secondo un rapporto dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis, questa corsa agli impianti si sta ormai esaurendo, frenata da una previsione di fondo che suona come un monito. Gli analisti sostengono, con dati alla mano, che la domanda di gas è destinata a calare strutturalmente, spinta dalla transizione energetica e dall'efficientamento; di conseguenza, chi continua a investire nella costruzione di queste infrastrutture rischierebbe di ritrovarsi con impianti inutili e capitali immobilizzati. Un paradosso, quello di una potenziale overcapacity, che getta un'ombra sugli attuali sforzi di diversificazione.
Uno scenario globale in continua evoluzione
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le proiezioni sull'offerta globale. L'Agenzia Internazionale dell'Energia prevede, nonostante una domanda che langue, un significativo aumento della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto a livello mondiale, stimato in 300 miliardi di metri cubi all'anno. Questo afflusso potenziale di nuovo Gnl sul mercato potrebbe contribuire a mantenere una certa stabilità nei prezzi, ma al tempo stesso espone l'Europa a una concorrenza sempre più agguerrita con altre economie, in particolare quelle asiatiche, per accaparrarsi le forniture. La dipendenza dalle fluttuazioni della domanda internazionale e dalla logistica marittima diventa, quindi, il nuovo fattore critico per la sicurezza energetica del continente, sostituendo in parte la precedente dipendenza da un unico fornitore predominante.




