Indagini su Tod's per caporalato, la Cassazione conferma Ancona come sede del giudizio
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Redazione Economia
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La procura di Milano, che conduce l’inchiesta, contesta all’azienda calzaturiera lo sfruttamento di almeno 53 lavoratori cinesi, impiegati in sei diversi opifici, i quali percepivano compensi orari pari a 2,75 euro, persino durante i giorni festivi. All’origine delle indagini, le cui richieste di misure preventive sono state avanzate dal pm Paolo Storari, vi è il sospetto di un sistema di caporalato organizzato all’interno della filiera produttiva, con condizioni di lavoro che, secondo gli inquirenti, rasentano forme di schiavitù. La società, da parte sua, ha sempre respinto le accuse, prendendo atto con un comunicato della decisione dei giudici di legittimità e annunciando di valutare con "tranquillità" il nuovo materiale processuale.
La questione della competenza territoriale
La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso del pm, ha posto fine alla disputa sulla competenza territoriale, confermando che il procedimento di prevenzione, che include la richiesta di amministrazione giudiziaria per un periodo di sei mesi, sarà di competenza del tribunale di Ancona. I giudici di legittimità hanno quindi siglato la vittoria, su questo fronte, della difesa, dopo che sia il giudice di primo grado che quello d’appello si erano già espressi nella stessa direzione. La vicenda giurisdizionale ruotava attorno alla localizzazione degli stabilimenti coinvolti: due in Lombardia, precisamente a Baranzate e a Vigevano, e due nelle Marche, regione che ospita la sede legale del gruppo.
Le accuse di sfruttamento lavorativo
Le accuse, che vedono coinvolti oltre all’azienda anche tre suoi manager, non si limitano a semplici omissioni di controlli lungo la catena dei subappalti, bensì configurerebbero, secondo la tesi accusatoria, condotte dolose. Si presume infatti che la direzione aziendale fosse perfettamente al corrente delle condizioni disumane a cui erano sottoposti gli operai, molti dei quali di origine cinese, negli opifici esterni dove veniva delegata parte della produzione. Una consapevolezza che, se dimostrata, aggraverebbe notevolmente la posizione degli indagati, trasformando presunte negligenze in una partecipazione attiva a un sistema di sfruttamento.
La replica dell'azienda e il "tempismo" del pm
In una nota ufficiale, la Tod’s ha commentato la decisione della Cassazione, definendo al contempo “preoccupante” il tempismo con cui il pm Storari ha portato avanti le proprie iniziative giudiziarie. L’azienda, che si dice serena nell’affrontare le nuove fasi del procedimento, sembra quindi voler sottolineare una certa discrezionalità nell’azione della magistratura, pur senza entrare nel merito delle specifiche accuse. La richiesta di sospensione della pubblicità per sei mesi, avanzata dalla procura e ancora al vaglio del giudice, rappresenta una delle misure più invasive, potenzialmente in grado di intaccare l’immagine del brand a livello internazionale.




