Tod's, indagati tre manager per caporalato: lavoratori a 2,75 euro l'ora
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Redazione Economia
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La procura di Milano, muovendosi lungo un crinale giudiziario che non ammetce distrazioni, ha iscritto nel registro degli indagati tre dirigenti dell'azienda e la stessa Tod's, chiamata a rispondere, in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa delle società, di accuse gravissime che vanno ben oltre la mera negligenza. Ai vertici aziendali, le cui condotte sono al centro di un'inchiesta per sfruttamento lavorativo, si contesta infatti una precisa volontà nel perpetuare un sistema di caporalato, avallando di fatto, con un'omissione che sa di consapevole acquiescenza, turni estenuanti che si spingevano fino alla notte e retribuzioni da fame, fissate a circa 2,75 euro per ogni ora di lavoro.
L'ipotesi del dolo e gli audit inascoltati
Quello che emerge dagli atti investigativi, redatti dal Nucleo ispettorato lavoro dei carabinieri e che dipingono un quadro desolante, è una sequenza di segnali d'allarme sistematicamente ignorati. I manager, stando a quanto accertato dalle indagini, non avrebbero tenuto in alcuna considerazione i risultati di ispezioni e audit condotti presso alcuni opifici cinesi, situati in diverse province, i quali evidenziavano, in maniera inequivocabile, numerosi e ripetuti indizi di sfruttamento. Quei rapporti, i cui contenuti sono ora al vagino della magistratura, documentavano non solo le misere paghe e gli orari massacranti, ma anche il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza e condizioni abitative, per coloro che alloggiavano nei dormitori, definite senza mezzi termini come degradanti.
La richiesta dell'interdittiva pubblicitaria
Parallelamente all'iscrizione degli indagati, la procura ha avanzato una richiesta che, per la sua natura, segna un precedente significativo nel novero delle inchieste sul caporalato che hanno coinvolto il settore dell'alta moda: l'applicazione di un'interdittiva temporanea della durata di sei mesi, la quale comporterebbe il divieto per la società di investire in pubblicità. Una misura, questa, che colpirebbe l'immagine del brand in un momento particolarmente delicato, e che sottolinea la volontà delle autorità giudiziarie di andare oltre i provvedimenti consueti.
Il trasferimento di competenza e le reazioni
Mentre il caso giudiziario prendeva corpo, la Corte di Cassazione ha disposto il trasferimento della competenza per un distinto procedimento di prevenzione, spostandolo da Milano ad Ancona, in una vicenda che si intreccia con le tempistiche legislative nazionali. L'azienda, dal canto suo, ha definito "preoccupante il tempismo" con cui la procura milanese ha reso nota l'iscrizione degli indagati, un commento che riflette la tensione di un confronto il cui esito è tutto da scrivere negli atti dei tribunali.




