Quello che Tod's non dice, tra caporalato e la battaglia del pm Storari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre la Corte di Cassazione archivia una richiesta del pm Paolo Storari, che mirava al commissariamento del gruppo Tod's per presunti casi di caporalato, un nuovo fronte giudiziario si apre dinanzi alla procura di Milano, la quale ha iscritto la società e tre suoi manager nel registro degli indagati, avanzando parallelamente la richiesta di inibire per sei mesi la facoltà di pubblicizzare i prodotti del celebre marchio. La replica dell'azienda calzaturiera, perentoria, non si è fatta attendere, stigmatizzando in una nota ufficiale quello che ha definito il "preoccupante tempismo" dell'iniziativa del magistrato, in un contrappunto che sembra ormai strutturarsi come un vero e proprio duello giudiziario e mediatico.

Il metodo di un magistrato tra risultati e polemiche

Quello che alcuni osservatori, non senza una certa asperità critica, hanno ribattezzato "il metodo Storari" si colloca in un solco di tensione giurisprudenziale che affonda le proprie radici in epoche passate, quando, già negli anni settanta, si levavano accuse di "interpretazione costituzionale del diritto" verso certe frange della magistratura. A distanza di decenni, la querelle si ripropone con toni accesi, incentrandosi sulla figura del sostituto procuratore milanese, le cui indagini sul mondo delle griffe, delle multinazionali e della subfornitura hanno portato, da un lato, a esiti quantificabili in "centinaia di milioni di euro recuperati" e a una serie di sentenze favorevoli, mentre dall'altro sollevano il dubbio, fra i critici, di una trasformazione degli uffici giudiziari in una sorta di "agenzia del lavoro".

I numeri rivendicati e l'ombra delle infiltrazioni

Lo stesso pm Storari, del resto, non esita a rivendicare pubblicamente l'impatto del proprio operato, sottolineando come le attività della Procura di Milano abbiano condotto, "ad oggi", a "cinquantamila internalizzazioni" e a far "guadagnare seicento milioni di euro", cifre che, come egli stesso ammette, sono "ovviamente in aumento". In una dichiarazione che ha fatto discutere, il magistrato si è autodefinito un "navigator moderno", esprimendo la convinzione che "lo Stato debba essere orgoglioso" di tali risultati, ottenuti attraverso inchieste che, oltre a punire lo sfruttamento, hanno svelato la presenza di "mafiosi a capo delle cooperative".

La partita giudiziaria oltre il caso specifico

La vicenda, che trascende il singolo procedimento per investire questioni di sistema sul ruolo della magistratura inquirente in ambito economico e sociale, vede dunque la Tod's chiamata a difendersi da accuse gravose, mentre il pm procede lungo un sentiero investigativo che egli considera fondamentale per la tutela dei diritti. La dialettica fra le parti, ormai cristallizzata, lascia intravedere uno scontro di principi e di metodi, dove la ricerca della verità processuale si interseca con una battaglia più ampia sulle regole del gioco e sui confini dell'intervento giudiziario nell'economia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.