Indagine Tod's, nuovi sviluppi nell'inchiesta sul caporalato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'inchiesta della procura di Milano sul caporalato, che coinvolge il colosso calzaturiero Tod's, ha conosciuto una significativa accelerazione con l'iscrizione nel registro degli indagati di tre amministratori delegati e della società medesima, chiamata a rispondere sulla base della normativa che regola la responsabilità amministrativa degli enti. La manovra del pm Paolo Storari, il quale ha contestato il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, si è estesa fino a comprendere una richiesta di interdittiva antimafia che, qualora venisse applicata, comporterebbe per l'azienda il divieto di pubblicizzare i propri prodotti per un periodo di sei mesi.

La replica del gruppo e il "tempismo sospetto"

La reazione di Tod's, per voce dei suoi legali, non si è fatta attendere ed è stata caratterizzata da un tono di netta contrapposizione. L'azienda, definendosi estranea ai fatti contestati, ha stigmatizzato quello che ha definito un "preoccupante tempismo" da parte del magistrato, imputando all'azione giudiziaria di alimentare un danno d'immagine non solo al gruppo ma all'intero sistema del Made in Italy. Nella sua dichiarazione ufficiale, la holding ha affermato di stare "esaminando con la stessa tranquillità l’ulteriore materiale prodotto", lasciando così trapelare una strategia difensiva improntata alla fermezza e alla volontà di contrastare le accuse in ogni sede.

Le voci dal territorio e le denunce passate

A gettare ulteriore luce su un contesto già complesso, si sono levate le dichiarazioni di rappresentanti sindacali che operano nel territorio di Vigevano, dove hanno sede alcune aziende fornitrici finite nel mirino degli investigatori. Giovanna Currò, sindacalista della Filctem Cgil, ha espresso sconcerto ma non sorpresa, rievocando precedenti segnalazioni riguardanti un laboratorio abusivo in cui i lavoratori, secondo quanto accertato dagli ispettori, operavano in condizioni di sicurezza e igieniche del tutto inadeguate. Queste rivelazioni, che rimandano a un retroscena di denunce inascoltate, contribuiscono a delineare un quadro in cui le criticità, sebbene emerse in passato, non avrebbero trovato un'adeguata e risolutiva risposta.

Il precedente in Cassazione e il nuovo corso dell'indagine

La vicenda giudiziaria, del resto, ha già registrato un episodio di rilievo in sede suprema, dove la Corte di Cassazione ha rigettato un precedente ricorso avanzato sempre dal pm Storari, il quale mirava a ottenere il commissariamento del gruppo. Quel rigetto, che rappresenta una battuta d'arresto per l'accusa, non ha però fermato l'indagine, la quale prosegue ora su un binario differente ma non per questo meno insidioso per la società, chiamata a difendersi dall'ipotesi di un dolo che riguarderebbe i suoi vertici. La procura, dunque, rilancia le sue tesi attraverso l'iscrizione dei manager e della persona giuridica, in un braccio di ferro i cui esiti sono tutt'altro che definiti.

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