ETS, il Parlamento Ue apre a quasi 100 milioni di quote gratuite

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parlamento europeo ha approvato una posizione negoziale che punta ad assegnare quasi 100 milioni di quote gratuite di emissione aggiuntive alle industrie, con l’obiettivo di contenere il rischio di delocalizzazione delle attività produttive legato ai costi delle politiche climatiche. Il voto riguarda la revisione dei parametri del sistema Ets basati su calore e combustibili per il periodo 2026-2030. La decisione introduce anche la possibilità di stabilire benchmark specifici per le piastrelle di ceramica e i materiali refrattari, due comparti per i quali i criteri generali potrebbero non rappresentare adeguatamente le caratteristiche dei processi produttivi.

Come cambiano i parametri per le quote di CO2

I benchmark Ets sono i valori di riferimento utilizzati per calcolare quante quote di emissione possono essere assegnate gratuitamente agli impianti industriali. Quando manca un parametro dedicato al singolo prodotto, il sistema ricorre a quelli legati al calore e ai combustibili. La revisione proposta dalla Commissione europea interviene proprio su questi criteri, che incidono sulla quantità di emissioni coperta dalle assegnazioni senza acquisto sul mercato. Le imprese che ricevono un numero di quote insufficiente rispetto alle emissioni verificate devono procurarsi quelle mancanti, sostenendo il relativo costo. Per le attività esposte alla concorrenza internazionale, la disponibilità di permessi gratuiti può quindi incidere sulla competitività e sulle scelte relative alla localizzazione degli impianti.

Il rischio che la riforma intende contrastare è il cosiddetto carbon leakage, cioè il trasferimento della produzione verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti. In questo scenario, la riduzione delle emissioni ottenuta attraverso le regole europee potrebbe essere accompagnata dallo spostamento delle attività industriali all’estero, senza garantire un risultato equivalente sul piano ambientale. La revisione dei parametri punta a correggere gli effetti di criteri che non riflettono in modo adeguato le differenze tra i processi produttivi. Per le imprese manifatturiere, la questione riguarda dunque sia il costo delle emissioni sia la possibilità di mantenere la produzione in Europa rispettando gli obiettivi di decarbonizzazione.

Perché la ceramica chiede benchmark dedicati

Il riconoscimento di criteri settoriali specifici rappresenta uno degli elementi più rilevanti per l’industria ceramica. Piastrelle e materiali refrattari potranno essere considerati attraverso parametri calibrati sulle peculiarità delle rispettive lavorazioni, anziché dipendere esclusivamente da riferimenti generali. La differenza è importante perché un parametro uniforme può non descrivere correttamente il fabbisogno energetico e le condizioni tecniche di attività industriali differenti. La posizione approvata dall’Eurocamera apre quindi alla possibilità di una valutazione più aderente alle caratteristiche dei singoli comparti, con effetti potenziali sul calcolo delle assegnazioni gratuite.

La revisione interessa anche i distretti italiani della ceramica, compresi quelli della Puglia, della Sicilia e dell’Emilia-Romagna. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle Antoci e Palmisano hanno rivendicato il sostegno alle modifiche a tutela del settore, sottolineando le ricadute che le precedenti regole avrebbero avuto sui territori produttivi. Anche Confindustria ha accolto il voto come un segnale importante per le imprese coinvolte. Il confronto riguarda una filiera manifatturiera chiamata a ridurre le emissioni senza perdere competitività, in un contesto nel quale i costi energetici e quelli connessi al sistema europeo di scambio delle emissioni incidono sulle condizioni operative degli stabilimenti.

La destinazione delle quote non utilizzate

La proposta disciplina anche l’impiego delle quote che non vengono assegnate, prevedendone una ripartizione tra esigenze dell’industria, teleriscaldamento e innovazione. La disponibilità di risorse per questi ambiti collega la revisione dei benchmark non soltanto alla protezione delle attività produttive, ma anche agli strumenti destinati a sostenere l’evoluzione dei sistemi energetici e dei processi industriali.

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