Il governo Meloni attacca il sistema Ets per ridurre le bollette, ma la mossa sullo scambio di quote Co2 divide e necessita dell'ok di Bruxelles
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Redazione Economia
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Il decreto Bollette varato mercoledì dal Consiglio dei ministri, un provvedimento che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito strutturale e non emergenziale, mette nel mirino uno dei pilastri della politica climatica europea: il sistema di scambio di quote di emissione, noto come Ets -2. L'idea, illustrata dalla stessa premier in un videomessaggio al termine del Cdm, è quella di sCorporare il costo di questi diritti di inquinamento dalla determinazione del prezzo finale dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, come l'idroelettrico o il solare -10. Un intervento, questo, che mira a rompere il meccanismo del prezzo marginale, quel criterio per cui il costo dell’elettricità viene fissato dall’ultima e più costosa centrale attivata per soddisfare la domanda, solitamente quella a gas, che invece questi oneri li paga eccome -5. L'obiettivo dichiarato da palazzo Chigi è duplice: da un lato si vorrebbe alleviare il peso sulle imprese e sulle famiglie, dall’altro si intende dare una scossa al mercato energetico nazionale, ma la strada è irta di ostacoli e passa inevitabilmente da un confronto serrato con la Commissione europea.
A Bruxelles, del resto, il clima è tutt’altro che disteso. Proprio mentre a Roma si perfezionava il decreto, i rappresentanti dei governi europei riuniti in Consiglio Ue discutevano di un tema affine ma per certi versi opposto: come rafforzare i meccanismi di controllo dei prezzi del nuovo mercato del carbonio, il cosiddetto Ets2, che dal 2028 metterà un prezzo sulle emissioni di carburanti per il riscaldamento degli edifici e il trasporto su strada -1-4. La posizione dell’esecutivo comunitario, che ha proposto e visto sostenere dagli Stati membri modifiche alla riserva di stabilità per immettere più permessi sul mercato qualora il prezzo della CO₂ dovesse superare i 45 euro a tonnellata, segue una logica diametralmente opposta a quella italiana -6. Lì si cerca di calmierare il mercato agendo sull’offerta di quote, qui invece si vorrebbe disinnescare alla fonte l’impatto di un costo che, nelle intenzioni originarie del legislatore europeo, dovrebbe fungere da disincentivo all’uso dei fossili.
Il nodo della compensazione: un rimborso ai produttori di energia da gas che fa discutere
Il cuore tecnico del decreto, come riportato dalle bozze circolate nei giorni precedenti l’approvazione, risiede nella compensazione riconosciuta alle aziende energetiche che utilizzano centrali a gas per i costi sostenuti nell’acquisto delle quote europee di emissione di anidride carbonica -7. In pratica, lo Stato interverrebbe per rimborsare queste imprese, alleviando i loro bilanci da una voce che oggi incide in maniera significativa: si parla di un peso che può arrivare a 25-30 euro per megawattora prodotto -5. L’effetto sperato, secondo i tecnici del ministero dell’Ambiente, è che riducendo gli oneri di produzione della fonte più costosa, l’intero prezzo dell’energia, che come detto si forma sul suo costo, possa scendere a beneficio di tutti i consumatori finali. Una scommessa che però lascia interdetti gli operatori del settore delle rinnovabili, i quali temono di vedere erosa quella rendita di posizione di cui hanno goduto finora proprio grazie al prezzo marginale, e che paventano ripercussioni negative sugli investimenti già programmati nel fotovoltaico o nell’eolico -7.
Parallelamente a questa manovra sugli Ets, il governo ha varato un pacchetto di misure che spaziano dall’incremento dell’Irap per le aziende energetiche – un aumento di due punti percentuali le cui risorse verranno destinate all’abbattimento degli oneri di sistema per le piccole e medie imprese – fino alla creazione di una piattaforma pubblica che dovrebbe consentire alle aziende, anche di piccole dimensioni, di aggregarsi per acquistare energia direttamente dai produttori attraverso contratti a lungo termine -2. Un meccanismo, quest’ultimo, che punta a svincolare gradualmente il mercato dalla borsa elettrica tradizionale e dalle sue speculazioni, ma che richiederà tempi tecnici di attuazione non brevissimi.
L’Europa a due velocità tra Ets1 ed Ets2 e il nodo della competitività industriale
Mentre il governo italiano prova a ritagliare uno spazio d’azione unilaterale sul sistema Ets esistente, quello che regola le emissioni di industrie energivore e produzione elettrica, in sede europea si procede invece a definire le maglie del nuovo sistema Ets2 -3. Il via libera degli ambasciatori dei Ventisette, arrivato mercoledì, alla modifica della riserva di stabilità rappresenta un tentativo di rendere più fluido e meno traumatico l’avvio del nuovo mercato, che riguarderà distributori di carburanti per auto e riscaldamento -9. Una mossa, questa, dettata dalla paura di contraccolpi sociali e inflazionistici, tanto che Paesi come Slovacchia e Repubblica Ceca avevano chiesto un rinvio dell’intero meccanismo al 2030, mentre un fronte guidato da Svezia e Paesi Bassi si oppone a ulteriori ritardi, temendo che ciò minerebbe la credibilità climatica dell’Unione -1. Lo scontro, insomma, è trasversale e riguarda l’equilibrio, sempre precario, tra sostenibilità ambientale e tenuta economica e sociale.
La richiesta italiana, che necessita di una autorizzazione preventiva da parte della Commissione europea per non configurare un aiuto di Stato potenzialmente distorsivo della concorrenza, si inserisce in questo quadro già di per sé complesso e frammentato -5. La presidente Ursula von der Leyen, solo pochi giorni fa, aveva ribadito la funzione centrale del sistema Ets nel percorso di decarbonizzazione, ricordando come spesso gli oneri di rete e la tassazione incidano più del costo delle quote sul prezzo finale dell’energia -7. Parole che lasciano presagire un negoziato in salita per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, il quale da un lato rivendica la necessità di difendere la competitività del tessuto produttivo nazionale e dall’altro si trova a dover dimostrare che il proprio intervento non vanifichi gli sforzi comuni di riduzione delle emissioni climalteranti.




