La sfida di Meloni e Zucconi ai “burocrati” Ue: sovranità e impresa contro la deroga green dell’Ets

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra la volontà politica espressa dai capi di governo e la discrezionalità tecnica degli apparati amministrativi europei è tornata a infiammare il dibattito alla vigilia del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026, con il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi che ha espresso un “sostegno completo” alla linea dura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rea – secondo la narrazione della maggioranza – di subire continui “ribaltoni” normativi da parte dei funzionari di Bruxelles.

Al centro della disputa, che coinvolge anche quindici governi europei alleati dell’Italia, c’è la revisione del sistema Ets (Emission Trading Scheme), quel meccanismo di scambio delle quote di CO2 che Confindustria definisce “devastante” per la competitività nazionale, specie nei settori energivori come l’acciaio e la ceramica, dove i costi energetici sarebbero lievitati oltre ogni previsione a causa della speculazione finanziaria sulle emissioni.

L’attacco alla “democrazia surreale” dei tecnici europei

Zucconi, responsabile energia di FdI e segretario di presidenza a Montecitorio, ha utilizzato toni particolarmente aspri nel commentare le comunicazioni della premier, parlando di un “richiamo fermo” contro una criticità “non più tollerabile in una democrazia matura”: il fatto che “le sintesi politiche – spesso frutto di estenuanti dibattiti – possano essere calpestate da interpretazioni surreali di burocrati che non rispondono a nessun corpo elettorale”.

Proprio su questo punto, che tocca il nervo scoperto del deficit democratico dell’Unione, Meloni aveva insistito qualche giorno prima alla Camera, ricordando come ogni leader arrivi al vertice con un mandato parlamentare – quindi popolare – che non può essere svuotato da atti delegati o revisioni tecniche che stravolgono lo spirito degli accordi raggiunti a marzo, quando si chiedeva solo di mitigare la volatilità dei prezzi.

L’Ets come capro espiatorio e la pressione dell’industria

Nelle pieghe di questa offensiva politica, che arriva a poche settimane dalla presentazione della revisione organica dell’Ets prevista per luglio, si cela una sconfitta sostanziale del governo italiano: a marzo la richiesta di sospendere il mercato delle quote era stata isolata dalla Germania e dalla Commissione, che invece difendono lo strumento come pilastro del Green Deal, ma ora la narrazione si rovescia attribuendo i ritardi e i costi aggiuntivi (si parla di un aggravio di oltre il 150 milioni di euro l’anno solo per il trasporto marittimo in Sardegna) all’imperizia dei funzionari

. “Ho verificato di persona l’impatto devastante sugli impianti produttivi – ha dichiarato Zucconi – questo sistema ideologico blocca gli investimenti e spinge le aziende a delocalizzare”, mentre la transizione ecologica, nelle sue parole, “deve marciare di pari passo con la sostenibilità economica”.

Non si fa alcun cenno, in questo ragionamento, all’evidenza secondo cui la maggiore responsabilità del caro bollette derivi ancora dal gas e non solo dalle quote, né al fatto che l’Italia abbia destinato storicamente solo una parte dei proventi delle aste alla decarbonizzazione effettiva.

L’intesa su difesa e le crepe nella narrazione

Mentre la maggioranza compatta cerca di trasformare la questione Ets in un simbolo della lotta alla “burocrazia Ue”, allargando il fronte a una quindicina di Paesi che avevano chiesto la sospensione del mercato delle emissioni, la premier ha incassato un risultato concreto su un altro versante: la possibilità di utilizzare la “clausola di salvaguardia nazionale” (National Escape Clause) che consentirà all’Italia di investire fino a 14 miliardi di euro in tre anni per calmierare le tariffe, una misura che – spiega il governo – tutelerà le famiglie vulnerabili senza però intaccare il meccanismo

Di fondo dello scambio di quote. In questa complessa partita a scacchi, in cui l’esecutivo gioca su due tavoli – la competitività industriale e la sicurezza energetica – Zucconi e i rappresentanti di Fratelli d’Italia incassano il plauso delle associazioni imprenditoriali, pur senza fornire soluzioni alternative credibili al meccanismo di price discovery del carbonio, limitandosi a chiedere una “sospensione” che suona sempre più come un’implicita resa alle logiche dei mercati globali.

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