La sforbiciata dell’Ue sul decreto bollette: niente sospensione per l’Ets, e a Piazza Affari volano A2a ed Enel

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita a ping pong tra Roma e Bruxelles sul sistema Ets, il meccanismo che regola lo scambio delle quote di emissioni di CO₂ e che costituisce da anni il pilastro portante della politica climatica europea, ha appena registrato un nuovo, e stavolta decisivo, scambio. La Commissione europea, nell’ambito delle nuove linee guida sugli aiuti di Stato legati alla crisi energetica – scatenata dalle tensioni in Medio Oriente e dal rincaro delle materie prime – ha infatti bocciato senza appello le pressioni italiane che chiedevano una sospensione temporanea del mercato delle emissioni. Un secco diniego che colpisce in pieno il cosiddetto decreto Bollette, il provvedimento con cui l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni aveva cercato di alleggerire la bolletta energetica per famiglie e imprese, intervenendo direttamente sul costo dell’anidride carbonica inrato nel prezzo finale dell’elettricità prodotta col gas.

La bocciatura tecnica e i festeggiamenti in Borsa

Bruxelles, nella comunicazione relativa al provvedimento denominato “Accelerate EU” – varato per rispondere all’emergenza seguita alla crisi di Hormuz e all’escalation in Iran a partire dal 28 febbraio scorso – ha ribadito un concetto chiaro: gli Stati membri non possono aggirare il sistema Ets, né tantomeno eliminare unilateralmente la componente fiscale legata alle emissioni dalla formazione del prezzo dell’energia. Una presa di posizione che, di fatto, ha rispedito al mittente la richiesta ripetutamente avanzata dal governo Meloni in questi mesi. E mentre la politica incassava una sconfitta, il mercato azionario ha risposto con un secco e inequivocabile controcanto: a Piazza Affari, i titoli legati alla transizione energetica hanno festeggiato. A2a, utility milanese fortemente impegnata nel percorso di decarbonizzazione, ha guadagnato il 3,54%, diventando il miglior titolo della seduta. Subito dopo, Prysmian – che produce cavi per la trasmissione elettrica, un business cioè interamente esposto all’elettrificazione – ha messo a segno un +2,9%, mentre Enel ha chiuso con un +2,65%.

L’analisi del think tank Ecco e il nodo ideologico

A mettere nero su bianco il significato profondo di questa bocciatura, come ha rilevato il think tank italiano per il clima Ecco attraverso l’analisi del suo co-fondatore Matteo Leonardi, è proprio la natura sistemica del rifiuto. Non si tratta cioè di una semplice nota di cortesia, ma di una vera e propria chiusura della porta a qualsiasi tentativo di sospendere il mercato delle emissioni. Il governo, che aveva già avviato questa strada con il decreto Bollette poco prima dello scoppio delle ostilità in Iran, si vede ora costretto a fare marcia indietro su un punto centrale della sua strategia energetica. Eppure, l’approccio dell’esecutivo nei confronti del green deal europeo, spesso descritto dai critici come ideologico più che pragmatico, sta producendo effetti tangibili sull’economia reale. Il costo dell’energia continua a salire alle stelle, in gran parte a causa dei ritardi accumulati nella costruzione di nuove capacità da fonti rinnovabili – un settore in cui l’Italia arranca da anni.

La crisi industriale e il paradosso delle auto

I numeri parlano da soli, e non lasciano spazio a interpretazioni consolatorie. La produzione di autovetture in Italia ha superato di poco le 200mila unità nel corso del 2025, un volume che non ha paragoni nel resto del continente, dove gli altri grandi paesi produttori viaggiano su cifre ben più elevate. A questo si aggiunge la lunga e mai risolta crisi dell’Ilva, il gigante siderurgico di Taranto, e un dato ancora più preoccupante: la produzione industriale italiana è entrata nel suo terzo anno consecutivo di recessione. Le previsioni di crescita, insomma, ci collocano all’ultimo posto tra i paesi europei, in una classifica che nessuno vorrebbe guidare. Una situazione paradossale, se si considera che proprio le politiche climatiche contestate da Roma – come il mantenimento in vita del sistema Ets – vengono ora viste dagli investitori come un’opportunità, mentre il governo tenta di smontarle per arginare un caro-bollette che rischia di diventare strutturale.

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