Bruxelles chiude la porta alla sospensione dell’Ets, per Meloni una sconfitta politica che Urso prova a ribaltare in trionfo
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Redazione Interno
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La due giorni del Consiglio europeo si è chiusa con un verdetto chiaro per il governo italiano, sebbene la realtà dei fatti sia stata oggetto di una riconversione narrativa immediata da parte del ministro delle Imprese, Adolfo Urso. L’esecutivo, che era partito all’attacco con l’obiettivo dichiarato di ottenere una sospensione del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), si è visto costretto a incassare un secco “no” da parte delle istituzioni comunitarie. A certificare il fallimento della linea più intransigente è stata la conferenza stampa congiunta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, al termine dei lavori: il sistema Ets non solo non verrà sospeso, ma resta “centrale” nella strategia europea per la transizione e, paradossalmente, per il contenimento dei prezzi.
A rimettere in prospettiva la portata della débâcle italiana è stata Marta Lovisolo, senior policy advisor per le politiche europee del think tank Ecco, secondo cui dalla conferenza stampa di Bruxelles è emerso con chiarezza che il meccanismo dell’Ets non è affatto la causa scatenante dei rincari dell’elettricità, come invece sostenuto con forza dal governo Meloni nelle settimane precedenti. Lovisolo ha ribadito un assunto ormai consolidato tra gli analisti: a gonfiare le bollette – e a farlo in maniera asimmetrica tra i vari Stati membri – è la persistente dipendenza dal gas fossile, un’eredità strutturale che Bruxelles non intende certo difendere. La stessa von der Leyen ha avuto modo di sottolineare come, senza il sistema Ets, l’Europa consumerebbe oggi 100 miliardi di metri cubi di gas in più, accrescendo una vulnerabilità energetica che la guerra in Medio Oriente ha reso evidente a tutti.
Il tempismo perfetto (e la retorica) del ministro Urso
Se da un lato la premier Giorgia Meloni, ospite della trasmissione di Bruno Vespa, ha rivendicato il via libera a un negoziato con la Commissione per “affrontare le distorsioni” delle regole europee – tra cui l’Ets – dall’altro lato il ministro Urso ha offerto una prova di teatro politico degna di nota. Mentre Bruxelles chiudeva la porta alla sospensione del meccanismo, il titolare del Mimit è uscito a gamba tesa per gridare alla vittoria, salvo poi rivelare – secondo quanto trapela da ambienti parlamentari – di non essersi accorto che il Consiglio europeo era già terminato. Un dettaglio che avrebbe potuto far sorridere, se non si fosse trattato di una partita cruciale per il futuro industriale del paese, che vede l’Italia in prima linea tra i nove Stati firmatari di una lettera indirizzata a von der Leyen e Costa per chiedere una revisione anticipata e radicale del sistema.
Il paradosso della situazione è che, mentre il governo alza i toni contro Bruxelles, il problema reale del caro-energia viene sistematicamente spostato su un capro espiatorio sbagliato. I dati parlano chiaro: in Italia, il costo delle quote di CO₂ incide solo per una piccola percentuale sul totale della bolletta (circa il 3% per le famiglie e il 7% per l’industria), mentre il peso dominante resta quello del gas, il cui prezzo è schizzato nuovamente a causa delle tensioni internazionali. L’analisi del think tank Ecco ha evidenziato come la sospensione dell’Ets, che il governo aveva ventilato anche attraverso un decreto bollette dai contorni giuridicamente ambigui, non avrebbe alcun effetto significativo sul costo finale se non quello di isolare l’Italia nel panorama europeo, allontanando gli investimenti sulle rinnovabili.
Forza Italia e la sponda di Casasco: il mercato unico come soluzione
In questo quadro di tensioni, la voce del partito di maggioranza relativa, Forza Italia, ha provato a dettare una linea diversa, più pragmatica e meno ideologica. Attraverso l’intervento del deputato Maurizio Casasco, responsabile del Dipartimento Economia del partito, è emersa una critica che sposta l’attenzione dall’Ets alla governance europea nel suo complesso. Casasco ha sottolineato come il vero tallone d’Achille non sia tanto il sistema delle emissioni in sé, quanto “l’impossibilità di assumere decisioni rapide” e la mancanza di un vero mercato unico dell’energia. Un tema, quest’ultimo, che il vicepremier Antonio Tajani ha più volte sollevato in sede europea.
La richiesta di Forza Italia, che guarda al Partito Popolare Europeo, si concentra sulla necessità di infrastrutture per superare i blocchi nazionali: se la Francia può contare sul nucleare e la Spagna sulle rinnovabili, l’Italia rimane schiacciata da un mix energetico svantaggiato e da una speculazione finanziaria sul prezzo del gas che Casasco non esita a definire insostenibile. “Bene ha fatto il governo a chiedere un intervento sull’Ets”, ha detto il deputato, specificando però che la battaglia dovrebbe essere per un’integrazione vera, per un debito comune e per misure contro la volatilità dei prezzi, piuttosto che per una cancellazione del meccanismo.
La partita vera si sposta sulle misure tampone e la revisione di luglio
A conti fatti, l’Italia si trova ora a dover gestire una sconfitta politica mascherata da piccolo successo diplomatico. L’ottenimento della “possibilità di negoziare” – rivendicato con forza da Palazzo Chigi – è in realtà un nulla di fatto se paragonato alla richiesta originaria di sospensione. Bruxelles ha infatti concesso ciò che era già scontato: un dialogo per discutere le specificità nazionali, ma senza toccare i pilastri del Green Deal. La Commissione si è detta pronta a valutare misure “temporanee e mirate” per tamponare la crisi immediata, legate soprattutto alla flessibilità degli aiuti di Stato e alla revisione delle aliquote fiscali sull’elettricità, attualmente molto più pesanti di quelle sul gas in molti paesi.
Il rinvio della revisione strutturale dell’Ets a luglio rappresenta quindi una scadenza, non una soluzione. Il governo italiano, forte del fronte di nove paesi dell’Est e del Sud Europa, cercherà di spingere in quella sede per l’estensione delle quote gratuite oltre il 2034 e per un rallentamento del taglio dei permessi di emissione. Ma il messaggio lanciato dal Consiglio è stato univoco: l’Ets “funziona” e rimane “essenziale”. La vera partita per l’Italia, insomma, non si gioca più sulla sopravvivenza del meccanismo, ma sulla capacità di disinnescare il legame perverso tra il costo del gas e quello dell’elettricità, un nodo che la stessa von der Leyen ha riconosciuto come prioritario, pur escludendo qualsiasi intervento strutturale sull’architettura del mercato del carbonio.




