La strategia Ue contro il caro energia, von der Leyen accelera su aiuti di Stato e revisione dell’Ets
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Redazione Economia
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Il Consiglio europeo che si aprirà giovedì a Bruxelles, convocato in un clima di crescente tensione internazionale legato al conflitto in Medio Oriente e al conseguente blocco navale nello Stretto di Hormuz, vedrà i leader dei Ventisette confrontarsi con una crisi energetica dai contorni sempre più definiti. Bruxelles, attraverso una lettera inviata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ai capi di Stato e di governo, ha messo nero su bianco un pacchetto di misure emergenziali pensato per arginare il caro-prezzi che, dall'inizio delle ostilità, sta mettendo a dura prova il tessuto economico e produttivo dell'Unione. L’obiettivo dichiarato non è tanto quello di fronteggiare una carenza fisica di approvvigionamenti – al momento la sicurezza delle forniture, a sentire la presidente, risulterebbe garantita – quanto piuttosto di contrastare l’impennata dei costi dell'energia, un’impennata che, come sottolineato dalla stessa von der Leyen, è già costata all'Europa circa sei miliardi di euro aggiuntivi in bolletta.
Una flessibilità mirata tra aiuti di Stato e nuovi tetti al gas
L’impalcatura del piano della Commissione, lungi dal proporre una rivoluzione strutturale del mercato, si fonda su un principio di flessibilità controllata che demanda agli Stati membri gran parte della responsabilità operativa. Un primo pilastro riguarda la possibilità, per i governi, di intervenire con maggiore scioltezza attraverso gli aiuti di Stato, in particolare verso quei settori industriali cosiddetti energivori, quelli cioè che più di altri subiscono lo shock dei rincari. La Commissione si dice pronta a valutare “caso per caso” l’introduzione di meccanismi nazionali di emergenza, ivi compresa la possibilità di tornare a un tetto al prezzo del gas o di redistribuire i cosiddetti “ricavi inframarginali”, quelli cioè che derivano dalle fonti di produzione energetica, come le rinnovabili o il nucleare, il cui costo di generazione non è legato alle fluttuazioni del metano. Tale impostazione, che riprende alcune delle soluzioni sperimentate durante la crisi energetica seguita allo scoppio della guerra in Ucraina, mira a fornire un sollievo immediato e mirato, senza però intaccare in maniera permanente l’architettura del mercato interno.
Il nodo della tassazione e il ruolo strategico del nucleare
Parallelamente agli strumenti emergenziali, la strategia di Bruxelles punta a intervenire sulla composizione stessa della bolletta energetica, agendo sulle sue componenti strutturali. Von der Leyen ha richiamato l'attenzione dei governi sulla possibilità di ridurre gli oneri fiscali e parafiscali che gravano sull'elettricità, rilevando come, in molti Stati membri, la tassazione sulla componente elettrica risulti sensibilmente più elevata rispetto a quella applicata ai combustibili fossili. Un altro tassello, forse il più sorprendente per chi aveva seguito le precedenti narrative della transizione, riguarda il rinnovato interesse per l’energia nucleare. La presidente della Commissione, in più occasioni, ha definito un “errore strategico” l’allontanamento da questa fonte da parte di alcuni Paesi europei, sottolineando come, in un contesto geopolitico segnato dalla vulnerabilità degli approvvigionamenti di idrocarburi, il nucleare – insieme alle rinnovabili – possa tornare a svolgere un ruolo centrale come garante dell’indipendenza energetica e della stabilità dei prezzi. Una inversione di rotta, questa, che segnala un pragmatismo dettato dall’emergenza.
La revisione degli Ets e il muro contro muro sul gas russo
Sul fronte della politica climatica, il pacchetto preparato dalla Commissione apre a una significativa rivisitazione del Sistema di scambio di quote di emissione (Ets), il meccanismo cardine del Green Deal europeo. Pur respingendo le richieste, avanzate da Paesi come l’Italia, di una sospensione temporanea del sistema, von der Leyen ha annunciato l'intenzione di accelerare i lavori per una revisione che definisca una “traiettoria di decarbonizzazione più realistica” oltre il 2030. Tra le ipotesi sul tavolo figurano un rafforzamento della riserva di stabilità del mercato, per contrastare l'eccessiva volatilità dei prezzi dei permessi di emissione, e la possibilità per gli Stati di compensare fino all'80% dei costi indiretti del carbonio per le industrie più esposte. Resta invece un tabù assoluto, e su questo la linea di Bruxelles appare granitica, qualsiasi ipotesi di riavvicinamento energetico alla Russia. Nonostante le pressioni di alcune frange politiche e le sollecitazioni di chi, come il premier belga, riferisce di un malcontento diffuso nei corridoi delle istituzioni, la posizione ufficiale ribadisce con fermezza che non si tornerà a importare gas o petrolio da Mosca, una scelta politica considerata irreversibile nonostante il cambio di amministrazione alla Casa Bianca e la riapertura ai greggi russi da parte dell’America di Donald Trump.




