Il sistema Ets si conferma terreno di scontro, tra la richiesta di dieci Paesi guidati dall’Italia di estendere le quote gratuite oltre il 2034 e la ferma opposizione di chi, come il commissario Ue Hoekstra, lo ritiene invece irrinunciabile per l’autonomia strategica europea.
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Redazione Interno
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Il fronte dei dieci, che comprende oltre all’Italia anche Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, ha indirizzato una lettera ai vertici comunitari – la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa – per chiedere una revisione profonda del meccanismo, arrivando a definire l’attuale quadro normativo, quello che dovrebbe accompagnare la transizione verde, come un “rischio esistenziale” per molti settori industriali strategici. La richiesta, avanzata dalla premier Giorgia Meloni insieme agli altri capi di Stato e di governo, è molto chiara e punta a modificare i pilastri stessi su cui poggia la politica climatica europea. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere un’estensione delle quote gratuite oltre il 2034, termine attualmente previsto per la loro progressiva eliminazione, e parallelamente di rallentare il percorso di riduzione dei permessi di emissione a Titolo gratuito che dovrebbe prendere il via nel 2028. Seconda la premessa contenuta nella lettera, un percorso giudicato “troppo ripido ed eccessivamente ambizioso” che, in un contesto di prezzi dell’energia già alle stelle per via delle tensioni geopolitiche, rischierebbe di mettere in ginocchio intere filiere produttive. L’Europa, si legge ancora nel documento, si troverebbe a un bivio cruciale, dove le decisioni sulla competitività non possono essere disgiunte dalla salvaguardia della base industriale, elemento ritenuto indispensabile per garantire prosperità e autonomia strategica nei prossimi decenni.
Il fronte dei dieci e la richiesta di una revisione entro maggio
La tempistica è un altro elemento centrale della protesta. I leader dei dieci Paesi non intendono attendere la revisione ordinaria del sistema Ets, che la Commissione ha programmato per la fine del secondo o l’inizio del terzo trimestre dell’anno. La loro richiesta è che la proposta legislativa venga presentata al più tardi entro la fine di maggio, perché “il tempo è essenziale” per arginare la volatilità dei prezzi del carbonio, che sta già mettendo in difficoltà le imprese. L’obiettivo è duplice: da un lato, come detto, tutelare l’industria energivora, per la quale le tecnologie di decarbonizzazione non sono ancora mature o economicamente sostenibili; dall’altro, cercare di ridurre l’impatto del costo del carbonio sulla formazione del prezzo dell’energia elettrica, un tema diventato incandescente con l’impennata delle quotazioni del petrolio e del gas legata al conflitto in corso nell’area del Golfo Persico. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva del resto già anticipato questa linea nei mesi scorsi, sottolineando come per alcuni settori la neutralità climatica resti tecnicamente fuori portata e come le quote gratuite rappresenterebbero, in attesa di soluzioni alternative, uno strumento equilibrato per riconoscere gli sforzi delle aziende.
Hoekstra difende l’Ets: “Strumento fondamentale per l’autonomia”
Sull’altro fronte, la posizione della Commissione europea, per voce del commissario al Clima Wopke Hoekstra, appare invece diametralmente opposta e ferma nel difendere l’impianto generale del sistema. Arrivando al Consiglio Ambiente a Bruxelles, Hoekstra ha ribadito che l’Ets è uno strumento di importanza cruciale non solo per la politica climatica, ma anche per la competitività e l’indipendenza energetica del continente. “L’unica via d’uscita dalla situazione attuale è una maggiore indipendenza energetica”, ha dichiarato, sottolineando come questo obiettivo passi attraverso maggiori investimenti in reti, rinnovabili, nucleare e sistemi di stoccaggio, tutti elementi che il sistema Ets contribuisce a finanziare e incentivare. Lungi dal volerne smantellare la struttura, la Commissione, come confermato anche dalla presidente von der Leyen in una lettera ai leader, sta accelerando il lavoro sulla prossima revisione per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030, ma senza mettere in discussione il meccanismo in sé. Anzi, l’esecutivo comunitario sta valutando di intervenire per rafforzare la riserva di stabilità del mercato, al fine di contrastare quella volatilità dei prezzi che gli stessi Stati membri denunciano, e che secondo Hoekstra è stata alimentata proprio dalle dichiarazioni e dalle pressioni dell’industria per ottenere un allentamento delle regole.
La pressione delle bollette e la ricerca di un equilibrio instabile
Sullo sfondo di questo braccio di ferro politico-istituzionale, la pressione della crisi energetica si fa sentire con forza su imprese e famiglie. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato l’allarme sulla speculazione finanziaria che starebbe “drogando i mercati”, con i prezzi dell’energia balzati in pochi giorni a livelli che mettono in difficoltà il sistema produttivo. Il costo della CO2, che a gennaio aveva superato la soglia dei 90 euro a tonnellata, aggiunge un ulteriore fardello a una bolletta già pesantemente influenzata dal costo del gas, nonostante il meccanismo Ets, con il suo principio del “cap and trade” (limitazione e scambio), sia stato concepito per disaccoppiare gradualmente i prezzi dell’elettricità dalla volatilità dei combustibili fossili. Di fronte a questa tempesta perfetta, la stessa presidente von der Leyen, pur ribadendo il sostegno al sistema, ha esortato i governi a fare la loro parte, tagliando le tasse sull’energia e utilizzando gli strumenti già disponibili, come gli aiuti di Stato mirati o la compensazione dei costi indiretti del carbonio, per alleviare l’impatto immediato sulle bollette. Un invito che suona come un tentativo di spostare il fronte del dibattito dalle modifiche strutturali all’Ets alle misure di emergenza di competenza nazionale, mentre il Consiglio europeo si appresta a discutere di come bilanciare l’ambizione climatica con le dure leggi della competitività e della geopolitica.




