Referendum giustizia, la campagna per il voto entra nel vivo tra confronti pubblici e polemiche istituzionali
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Redazione Interno
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Mentre mancano poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, fissato per il 22 e 23 marzo, il dibattito pubblico sulla riforma costituzionale che ridefinisce l’assetto dell’ordinamento giudiziario si intensifica, animando aule consiliari e sedi di ordini professionali sparsi per la penisola. La legge di revisione, voluta dal governo e già approvata in Parlamento senza il raggiungimento della maggioranza qualificata dei due terzi, è ora sottoposta al vaglio popolare tramite un referendum confermativo che, a differenza di quello abrogativo, non prevede un quorum di partecipazione, rendendo così decisivo ogni singolo voto espresso. La complessità tecnica dei contenuti, che toccano nervi scoperti dell’architettura costituzionale come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, ha spinto i promotori del Sì e del No a moltiplicare gli sforzi informativi, cercando di tradurre in un linguaggio accessibile le profonde implicazioni della riforma.
Un dibattito che si accende tra i professionisti e nelle piazze
A Trapani, nel pomeriggio del 5 marzo, la sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha ospitato un confronto pubblico intitolato “La riforma dell’ordinamento giurisdizionale al voto. Effetti per i Commercialisti tra ruolo civico e responsabilità istituzionale”, a dimostrazione di quanto la materia non riguardi esclusivamente gli addetti ai lavori, ma intersechi le competenze e l’operato quotidiano di intere categorie professionali. L’incontro, promosso dagli Ordini di Trapani e Marsala, ha visto la partecipazione della magistrata Alessandra Camassa, schierata con il Comitato per il No, e dell’avvocato Marco Siragusa, in rappresentanza delle Camere Penali per il Sì, i cui interventi hanno delineato le opposte visioni su una riforma che, modificando gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione, ridisegna equilibri rimasti pressoché intatti per decenni.
Parallelamente, la mobilitazione del fronte del No si organizza in diverse regioni, come dimostra l’assemblea in programma sempre il 5 marzo a Lavagna, in Liguria. Organizzata dalla Cgil Tigullio Golfo Paradiso, l’iniziativa “Vota no per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia” intende illustrare alla cittadinanza le ragioni di chi, come il sindacato guidato da Maurizio Landini, vede nella riforma Nordio i tratti di un disegno autoritario capace di minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, un pilastro fondamentale dell’ordinamento repubblicano nato dalla Resistenza. All’appuntamento, condotto da un giornalista, parteciperanno magistrati come Gabriella Dotto e Andrea Del Nevo, figure che portano la loro esperienza diretta delle aule di giustizia a sostegno di una campagna che punta a sensibilizzare i cittadini sui rischi di un indebolimento della funzione giurisdizionale.
La polemica sull’uso degli spazi della Cassazione e il nodo del sorteggio
Se da un lato i comitati si confrontano sui contenuti sostanziali della riforma, dall’altro il clima si surriscalda attorno a questioni che lambiscono i confini dell’istituzione giudiziaria. Il Comitato nazionale per il Sì ha infatti annunciato un’iniziativa che ha del clamoroso: una richiesta di accesso agli atti per verificare la legittimità della presenza di una sede dell’Associazione nazionale magistrati al sesto piano del Palazzo di Giustizia di Roma, il cosiddetto Palazzaccio che ospita la Corte di Cassazione. L’avvocato Romolo Reboa, vicepresidente del comitato, è stato incaricato di accertare se esistano contratti o atti amministrativi che autorizzino l’utilizzo di quegli spazi da parte di quella che viene definita un’associazione privata, sottraendoli di fatto all’attività giurisdizionale e al servizio pubblico. I promotori del Sì promettono di rendere pubblici gli esiti di questa verifica, gettando un’ombra di scontro istituzionale sulla campagna referendaria.
Non mancano, inoltre, voci critiche che, pur inserendosi nel dibattito, ne mettono in luce le contraddizioni interne, come la provocazione lanciata dalla giornalista Lina Palmerini, la quale ha ironizzato sulla promessa di una ritrovata meritocrazia insita nella riforma, chiedendosi se, una volta approvata, si dovrebbe allora estendere il meccanismo del sorteggio, previsto per la selezione di molti componenti dei nuovi CSM, a tutti i settori della vita pubblica, dalla Rai al Parlamento. Una riflessione, la sua, che pur riconoscendo l’intento di spezzare il potere delle correnti, evidenzia il paradosso di affidarsi alla sorte per garantire competenza ed efficienza in un ambito delicato come quello giudiziario. Intanto, gli appuntamenti per informare gli elettori si susseguono, come il focus online promosso dalla FLC CGIL o l’incontro in programma a Bergamo con Giovanni Bachelet, presidente del Comitato della Società Civile per il No, a testimonianza di una mobilitazione trasversale che coinvolge giuristi, accademici e cittadini comuni, chiamati a esprimersi su una delle riforme più significative degli ultimi anni.




