Morta l’attrice Nadia Farès, il giallo della piscina e l’inchiesta sulla sorveglianza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il silenzio dell’acqua, a volte, è solo l’antefatto di un dramma rimasto troppo a lungo senza testimoni. Nadia Farès, volto noto al pubblico per "I fiumi di porpora" e interprete di caratura internazionale, si è spenta all’età di cinquantasette anni dopo una settimana trascorsa in coma presso l’ospedale parigino Pitié-Salpêtrière. La sua fine, avvenuta ufficialmente il 17 aprile, porta la firma crudele di un incidente in piscina verificatosi sei giorni prima, ma le ombre che avvolgono la dinamica dei soccorsi hanno già convinto la procura di Parigi ad aprire un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. La notizia, diffusa con un dolore privato e tangibile dalle figlie Cylia e Shana Chasman, ha trasformato quello che sembrava un banale malore in una vicenda giudiziaria seguita con attenzione dai media francesi.

Tre minuti sul fondo e l'assenza del bagnino

Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’attrice di origini marocchine era intenta a nuotare l'11 aprile all'interno di un club privato situato in Rue Blanche, nel IX arrondissement della capitale, quando l'ha colta un improvviso incidente cardiaco. La differenza, in casi come questo, la fa il fattore tempo: Farès sarebbe rimasta immobile sul fondo della vasca per un lasso compreso tra i tre e i quattro minuti, un’eternità per il cervello privato di ossigeno, prima che un altro frequentatore della struttura la notasse e la tirasse fuori dall'acqua. È proprio questo l’aspetto più spinoso sul quale stanno lavorando gli inquirenti. Secondo quanto trapelato, non sarebbe stato il personale di sorveglianza a intervenire per primo, bensì un comune cittadino che si è improvvisato soccorritore, eseguendo un massaggio cardiaco in attesa dei sanitari. Si indaga, pertanto, sulla presenza o meno del bagnino salvatore in quel momento cruciale: se la sorveglianza fosse stata carente, la gestione della struttura potrebbe finire sotto accusa per omissione di soccorso.

Il precedente medico di una "bomba a orologeria"

Lontano dai riflettori del cinema, Nadia Farès conviveva da anni con una fragilità fisica che lei stessa, in rare interviste, aveva descritto senza alcun timore reverenziale. Parlando della sua salute, l’attrice aveva rivelato di aver subito nel 2007 un delicato intervento al cervello per rimuovere un aneurisma, definendolo senza mezzi termini una "bomba a orologeria" che necessitava di una disinnescazione urgente. A quell’operazione ne sono seguite altre tre, tutte al cuore, nel giro di appena quattro anni. Questi precedenti, sebbene non forniscano al momento una prova certa della causa del decesso, rappresentano il filo conduttore più solido per gli investigatori, i quali ritengono probabile che un improvviso arresto cardiaco abbia fatto perdere i sensi all’attrice mentre era in acqua, impedendole di riemergere o di chiedere aiuto. Le figlie, nel dare l’annuncio, hanno accennato a un "incidente cardiaco" come fattore scatenante, un dettaglio che allinea la versione familiare a quella degli inquirenti.

L'equivoco fatale e le immagini della videosorveglianza

C’è un ulteriore elemento di cruda tragicità emerso dalle testimonianze raccolte, che riguarda la percezione dell’emergenza da parte dei presenti. Pare che diversi testimoni oculari, vedendo il di Nadia Farès giacere in posizione curva sul fondo, abbiano inizialmente scambiato quella sagoma immobile per un esercizio di apnea o una pratica yoga subacquea. Nessuno, nei primi secondi, ha urlato o suonato l’allarme, nella convinzione errata che l’attrice stesse semplicemente trattenendo il respiro volontariamente. Questo equivoco, costato minuti preziosi, è uno degli aspetti psicologici che la magistratura sta cercando di ricostruire attraverso la testimonianza dei presenti e, soprattutto, la visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza del complesso sportivo. Le immagini serviranno a cronometrare con esattezza i tempi di reazione e a verificare se il personale addetto, una volta realizzata la gravità della situazione, abbia agito secondo i protocolli.

Il progetto interrotto e la carriera di un'artista totale

Lontana dalle aule di tribunale, la scomparsa di Nadia Farès lascia un vuoto incolmabile anche nel panorama cinematografico francese, a pochi mesi di distanza da un ritorno che prometteva di essere trionfale. Aveva appena annunciato di essere pronta a passare dall’altra parte della macchina da presa: previsto per settembre, il suo debutto alla regia di una commedia d’azione, di cui avrebbe curato anche la sceneggiatura. Un sogno nel cassetto, quello di dirigere il suo primo lungometraggio, che si infrange contro la realtà della sua dipartita. Dopo il successo planetario ottenuto nel 2000 accanto a Jean Reno, la sua carriera l’aveva vista spaziare tra produzioni francesi e hollywoodiane, fino alla scelta, nel 2009, di mettere in pausa tutto per dedicarsi alle figlie, nate dal matrimonio con il produttore Steve Chasman. Un’esistenza fatta di rinascite professionali e battaglie private contro la malattia, conclusasi in una piscina di Parigi mentre l’orologio segnava l’attesa di un soccorso che per lei è arrivato troppo tardi.

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