Ucraina, due lezioni di realismo: la guerra di logoramento e le strategie di Putin
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Redazione Esteri
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Quattro anni e mezzo dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il conflitto si trova in una fase di stallo che spinge gli analisti a confrontarsi con due piani di lettura distinti ma interconnessi: da un lato la proiezione globale della Russia e la sua capacità di resistere all'isolamento occidentale, dall'altro la realtà cruda del fronte, dove le avanzate territoriali si misurano ormai in metri anziché in chilometri.
Due testi recenti, firmati da autori con formazioni e collocazioni molto diverse, offrono una chiave di lettura realistica che permette di tenere insieme questi due livelli senza cadere nella confusione o nell'ottimismo di facciata.
La narrazione di Putin e la realtà delle mappe
Da sempre alieno all'uso di Internet e dipendente dalle informazioni che i suoi collaboratori gli stampano, Vladimir Putin non ha cambiato il suo approccio alla gestione del conflitto. L'uomo del Cremlino continua ad agire come se fosse certo che l'esercito russo riuscirà a conquistare l'intero Donbass entro la fine dell'anno. Se però accedesse al web e leggesse le mappe pubblicate sul sito dell'Institute for the Study of War di Washington, il presidente russo aprirebbe gli occhi su una realtà molto diversa.
Nel mese scorso l'avanzata del suo esercito si è ridotta a un chilometro quadrato al giorno, un passo sedici volte più lento rispetto a un anno fa. Se questo ritmo dovesse proseguire, la Russia avrebbe bisogno di quasi quattordici anni per conquistare la parte del Donbass che ancora non controlla, e all'attuale tasso di perdite dovrebbe subire un altro mezzo milione di morti e feriti.
Il fronte fermo e l'offensiva annunciata
Le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni hanno fotografato con lucidità la situazione sul campo: dopo il fallimento dell'offensiva invernale, anche l'annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo, e dal primo gennaio 2026 Mosca non è riuscita a incrementare in modo significativo il territorio ucraino sotto il suo controllo.
Questa stasi operativa si scontra con la retorica bellicista che continua a provenire dal Cremlino, creando un divario sempre più ampio tra la narrazione ufficiale e i dati oggettivi provenienti dal campo di battaglia. La guerra di logoramento, insomma, sembra aver raggiunto un punto di saturazione in cui nessuna delle due parti è in grado di imporre all'altra una svolta decisiva.
Il riscatto di Zelensky e la resilienza tecnica ucraina
Di fronte a questa situazione, la strategia ucraina si è evoluta verso forme di resistenza che puntano sulla superiorità tecnologica e sull'adattamento tattico. Il cosiddetto "riscatto di Zelensky" passa attraverso la capacità di Kiev di cambiare le regole del conflitto sfruttando il genio tecnico ucraino in settori come la guerra dei droni e l'innovazione nel campo delle comunicazioni e dell'intelligence.
La rimozione del comandante delle forze armate Syrskyi, sostituito da Drapaty, rappresenta un ulteriore segnale della volontà di rinnovamento e di adattamento alle sfide di una guerra che non accenna a risolversi. Nel frattempo, gli attacchi con droni continuano a colpire obiettivi strategici in profondità nel territorio russo: un vasto incendio è divampato nella notte in un centro logistico di Wildberries, il principale marchio di e-commerce russo, alla periferia di Krasnodar, a seguito di un attacco di droni.
I residenti locali hanno pubblicato filmati che mostrano diversi focolai e hanno riferito di aver udito tra venti e trenta esplosioni.
Il realismo delle due letture
I due testi recenti che offrono una lettura realistica del conflitto provengono da autori molto diversi per formazione e collocazione, ma convergono su un punto essenziale: la fine della guerra non è vicina, e qualsiasi previsione ottimistica deve fare i conti con la capacità della Russia di resistere all'isolamento occidentale e con la determinazione ucraina a difendere il proprio territorio.
La lezione di realismo che emerge da queste analisi è duplice: da un lato, la Russia ha dimostrato di poter sopportare un costo umano e materiale enorme senza crollare, alimentando una macchina bellica che continua a consumare risorse umane a un ritmo impressionante. Dall'altro, l'Ucraina ha saputo trasformare la propria fragilità in resilienza, sfruttando l'innovazione tecnica e il sostegno occidentale per compensare la disparità di mezzi.
In questo quadro, la guerra rimane un conflitto di logoramento in cui la narrazione gioca un ruolo quasi importante quanto le operazioni militari, e in cui la capacità di resistere psicologicamente e politicamente potrebbe rivelarsi alla fine più decisiva della conquista di qualche chilometro quadrato di terra.




