Garlasco, l'avvocato Lovati in Procura: "Quei soldi li ho incassati io"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Massimo Lovati, l’avvocato che fino a poco tempo fa rappresentava Andrea Sempio, è stato ascoltato dai pubblici ministeri del tribunale di Brescia, i quali stanno indagando su una presunta corruzione che coinvolgerebbe l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. L’inchiesta, che si sviluppa su un binario parallelo rispetto alla vicenda principale dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007, mira a far luce sulle dinamiche che avrebbero potuto condurre all’archiviazione della posizione di Sempio, il quale, va ricordato, è rimasto l’unico indagato dopo la riapertura delle indagini. Lovati, con un atteggiamento che molti hanno definito disinvolto, ha scelto di colloquiare con i giornalisti accreditati all’esterno del palazzo di giustizia, tra i quali figurava anche un inviato del programma “Ignoto X”, confermando pubblicamente alcuni dettagli finanziari che sono ora al centro delle attenzioni degli inquirenti.

Le contestazioni e le somme di denaro

Al centro del procedimento giudiziario, come emerso dalle dichiarazioni rese dallo stesso legale, vi sono alcune ingenti somme di denaro, il cui ammontare complessivo oscillerebbe tra i ventimila e i trentamila euro, sospettate di costituire il corrispettivo per un illecito accordo volto a insabbiare le indagini. Lovati, tuttavia, ha fornito una sua versione dei fatti, circostanziata e precisa, affermando di aver personalmente incassato una parte di quel denaro, precisamente quindicimila euro, che definisce come un onorario professionale per il suo lavoro nell’ambito del pool difensivo di Sempio, incarico che risalirebbe al 2017. “Ho incassato quei soldi”, ha dichiarato a un’emittente, senza mezzi termini, riferendosi a una transazione ricevuta dal padre dell’indagato, Giuseppe Sempio, e chiarendo come si tratti di una pratica del tutto ordinaria per un avvocato.

La dinamica del prelievo secondo Lovati

Quello che l’avvocato ha tenuto a sottolineare con forza, quasi a voler tracciare una netta linea di demarcazione rispetto ad altre responsabilità, è il ruolo che avrebbe avuto nella gestione di queste risorse economiche. “Io non ho mai chiesto soldi”, ha specificato, aggiungendo che il suo compito si sarebbe limitato a ritirare materialmente le somme che venivano richieste da un suo collega, identificato in Soldani. Questa ricostruzione, che egli si è detto pronto a ribadire anche dinanzi ai magistrati, delinea una figura di mero esecutore materiale, distante da qualsiasi iniziativa diretta nel sollecitare pagamenti, collocandolo in una posizione di chi, in sostanza, andava a prelevare quanto già pattuito da altri.

Il contesto dell'inchiesta di Brescia

L’audizione di Lovati, inquadrata nella sua veste di persona informata sui fatti, rappresenta un tassello significativo per i pm bresciani, i quali stanno pazientemente ricostruendo la destinazione e la provenienza di ogni singola movimentazione finanziaria. Se da un lato l’avvocato ammette di aver ricevuto e trattenuto per sé una parte del denaro, giustificandola come compenso per la propria prestazione professionale, dall’altro gli investigatori sono chiamati a verificare la veridicità di questa ricostruzione e a stabilire se quelle stesse somme, in tutto o in parte, abbiano poi intrapreso un percorso diverso, finalizzato a influenzare l’operato di Mario Venditti. La complessità dell’inchiesta, che tocca indirettamente un caso di cronaca nera così doloroso e mediaticamente esposto, richiede un’analisi meticolosa di ogni passaggio, dove le ammissioni di un soggetto diventano elementi da incastrare in un puzzle i cui contorni definitivi non sono ancora emersi.

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