Morto santamaria, ex ct della spagna e leggenda del real madrid: aveva 96 anni
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Redazione Sport
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Il calcio spagnolo, e con esso una fetta importante della storia europea del pallone, si è risvegliato mercoledì 14 aprile 2026 con una notizia che porta il segno del lutto. José Emilio Santamaría, una di quelle figure la cui carriera sembra sfidare i confini geografici e temporali, è venuto a mancare all’età di 96 anni. A dare l’annuncio, con un rigore formale che sottolinea il peso specifico del personaggio, è stato direttamente il Real Madrid: il club, nel suo messaggio, ha parlato di “più sentite condoglianze” e lo ha definito “una delle più grandi leggende” non solo della propria storia, ma dell’intero calcio mondiale. Una definizione, quella di leggenda, che nella Casa Blanca viene usata con parsimonia.
Dall’uruguay al mito dei blancos, passando per di stefano e puskas
Nato a Montevideo il 31 luglio 1929, Santamaría era un difensore centrale dal carisma e dalla tempistica d’intervento fuori dal comune. La sua carriera europea prese il volo nel 1957, quando approdò al Real Madrid. Lì, in nove stagioni, collezionò 337 presenze e si ritrovò a giocare al fianco di due mostri sacri come Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás, contribuendo a forgiare quella che molti ancora ricordano come la prima dinastia della Coppa dei Campioni. Con i blancos vinse quattro edizioni del massimo torneo europeo (1958, 1959, 1960 e 1966), una Coppa Intercontinentale, sei campionati spagnoli e una Coppa del Re. Un palmarès, il suo, che pochi altri possono vantare, e che racconta di un’epoca in cui il calcio si costruiva con il carisma e la durezza controllata.
Il mondiale in casa e la panchina della furia roja
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Santamaría non abbandonò il rettangolo verde. Anzi, fu chiamato a una delle responsabilità più alte per un uomo di calcio nella penisola iberica: la panchina della nazionale spagnola. Fu lui, infatti, a guidare la “Furia Roja” durante i Mondiali del 1982, quelli che la Spagna stessa ospitò. Un torneo, quello giocato in casa, che rappresentò un crocevia per il calcio locale, sebbene la selezione iberica non riuscisse a superare le aspettative che un evento di tale portata porta inevitabilmente con sé. La sua gestione tecnica, caratterizzata da un approccio pragmatico tipico del suo ruolo da difensore, è rimasta comunque impressa nella memoria degli appassionati.
L’addio a 96 anni e il ricordo di un’intera epoca
La scomparsa di Santamaría, avvenuta a 96 anni, chiude idealmente un capitolo fatto di rigore tattico e di un calcio che non conosceva ancora le rotazioni ossessive del gioco moderno. L’uruguaiano naturalizzato spagnolo – e questo passaggio di nazionalità sportiva non è un dettaglio secondario – aveva saputo incarnare lo spirito di un Real Madrid vittorioso e, al tempo stesso, la responsabilità di guidare un’intera nazione sul palcoscenico più importante. La notizia, diffusa nella serata di mercoledì, ha riacceso i riflettori su una carriera lunga quasi quarant’anni tra campo e panchina. Se il club merengue lo ha celebrato come una colonna portante, è anche perché Santamaría rappresentava quella generazione di calciatori per cui il termine “leggenda” non era un’etichetta di marketing, ma una sintesi di risultati e fedeltà a una certa idea di gioco.




