Raoul Bova e gli audio rubati, Monzino rischia il processo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Raoul Bova e gli audio rubati sono al centro di un’inchiesta arrivata alla conclusione delle indagini preliminari: Federico Monzino rischia di finire a processo con le accuse di tentata estorsione, violazione della corrispondenza privata e successiva rivelazione della stessa. La Procura di Roma considera invece destinate verso l’archiviazione le posizioni di Martina Ceretti e Catherine Salcedo Martinez, ritenute ignare del piano attribuito all’amico. La vicenda giudiziaria nasce dai messaggi vocali privati inviati dall’attore alla modella e poi diventati di dominio pubblico.
Come il vocale sugli “occhi spaccanti” è arrivato a Fabrizio Corona
Uno dei passaggi centrali riguarda il messaggio nel quale Bova definiva «spaccanti» gli occhi di Ceretti. Quel contenuto era stato trasmesso privatamente alla modella, ma sarebbe stato acquisito di nascosto da Monzino e successivamente consegnato a Fabrizio Corona. Il file finì quindi in una puntata di “Falsissimo” e, dopo la pubblicazione, circolò rapidamente sui social. L’inchiesta collega proprio la sottrazione delle conversazioni alla loro successiva diffusione, individuando nel pr la persona che avrebbe avuto accesso al materiale e lo avrebbe poi fatto arrivare all’esterno della comunicazione privata.
La ricostruzione degli investigatori attribuisce un peso anche ai cellulari e al racconto di Ceretti, elementi utilizzati per chiarire chi fosse a conoscenza dei file e in che modo fossero stati ottenuti. La modella avrebbe riferito inoltre di essere stata informata dall’amico dell’esistenza di richieste di denaro. Questo passaggio distingue la sua posizione da quella dell’uomo sottoposto a indagine: non le viene attribuita la partecipazione al progetto contestato, così come non viene indicato un coinvolgimento consapevole di Salcedo Martinez. Per entrambe, infatti, l’orientamento è quello di chiudere il procedimento senza arrivare al giudizio.
Il presunto tentativo di estorsione e le chat sull’esigenza di denaro
Il secondo fronte dell’indagine riguarda il presunto utilizzo dello stesso materiale per ottenere denaro dall’attore. Nella ricostruzione della Procura, la diffusione delle conversazioni e il successivo tentativo di estorsione non sarebbero episodi separati, ma passaggi riconducibili alla condotta contestata al manager. Nel fascicolo compaiono anche alcune chat in cui l’indagato parla della propria situazione economica: «Sono di buona famiglia, anzi ottima, mi hanno tagliato i viveri. Però ho anche bisogno economicamente». Sono messaggi che entrano nel quadro raccolto dagli inquirenti insieme agli altri elementi acquisiti durante gli accertamenti.
L’indagine era esplosa sul piano mediatico nell’estate del 2025, quando i vocali privati avevano iniziato a circolare pubblicamente. Sul piano giudiziario, lo snodo successivo è arrivato con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Procura capitolina attraverso il sostituto procuratore Eliana Dolce. Il destinatario è il ventinovenne imprenditore e pr milanese indicato dagli inquirenti come autore delle condotte contestate. L’atto chiude la fase investigativa e colloca il fascicolo nella fase che può precedere una richiesta di rinvio a giudizio, mentre Raoul Bova resta la persona offesa nel procedimento.
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