La Corte d’Appello di Milano ribalta la condanna: Lucarelli e Apolloni assolti perché “il fatto non sussiste”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il verdetto di secondo grado, destinato a chiudere – almeno per ora – uno dei capitoli giudiziari più delicati legati al mondo del calcio giovanile, ha cancellato ogni residua ombra dalle posizioni di Mattia Lucarelli e Federico Apolloni. La Corte d’Appello di Milano, con una decisione che ha sorpreso non poco gli osservatori più attenti, ha infatti assolto con formula piena i due giovani calciatori, figlio l’uno dell’ex attaccante Cristiano Lucarelli, e i loro tre amici, tutti precedentemente condannati in primo grado per violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa originaria degli Stati Uniti. Il collegio giudicante, nel motivare oralmente la svolta, ha chiarito che «il fatto non sussiste», una formula che nel lessico processuale rappresenta la più totale riabilitazione degli imputati.

Un’accusa caduta pezzo dopo pezzo fino alla revoca della parte civile

Era stata la stessa presunta vittima, la giovane statunitense, a compiere un passo indietro determinante: la revoca della costituzione di parte civile, avvenuta dopo che la ragazza aveva ricevuto un risarcimento – di cui non sono state rese note cifre né modalità – che ha chiuso ogni rapporto formale tra lei e il procedimento. Un elemento che, pur non influendo direttamente sul giudizio di colpevolezza, ha di fatto privato l’accusa di un pilastro fondamentale, ovvero la partecipazione attiva della persona offesa al dibattimento. I magistrati milanesi, in sede di appello, hanno quindi rivalutato l’intero corpus probatorio: dalle testimonianze raccolte nei mesi successivi ai fatti, alle perizie e alle intercettazioni che avevano sorretto l’impianto accusatorio di primo grado. E ne è emerso un quadro radicalmente diverso, privo di quegli elementi di certezza oltre ogni ragionevole dubbio che la legge richiede per una condanna.

La reazione in aula e il commento amaro del padre di Mattia Lucarelli

Alla lettura del dispositivo, l’atmosfera nell’aula della Corte d’Assise d’Appello è cambiata in un istante: familiari e amici dei quattro giovani assolti – tra cui spiccava la figura di Cristiano Lucarelli, ex capitano del Livorno e noto opinionista – hanno esploso in abbracci e grida di giubilo, lasciando trasparire una tensione accumulata in anni di procedimenti giudiziari. Lo stesso Cristiano Lucarelli, uscendo dal palazzo di giustizia e circondato dai cronisti, non ha nascosto l’amarezza per il prezzo pagato dal figlio, dichiarando a mezza voce: «Ti hanno rovinato la carriera, sei innocente». Un riferimento esplicito alle conseguenze mediatiche e sportive che i due calciatori – all’epoca dei fatti giovanissimi promesse dei vivai professionistici – avevano subito, tra sospensioni, mancate convocazioni e un’ombra pubblica difficile da smantellare prima della sentenza.

Il percorso giudiziario e le differenze tra primo e secondo grado

La condanna di primo grado, arrivata dopo un processo celebrato con rito ordinario, era stata accolta con sdegno dagli ambienti calcistici locali, ma anche con la cautela di chi ricordava la delicatezza delle prove in casi di violenza sessuale di gruppo. Oggi la Corte milanese ha invece rovesciato quella decisione, assolvendo «perché il fatto non sussiste» i cinque imputati – tre dei quali, va ricordato, non avevano legami col calcio professionistico. I giudici d’appello hanno ritenuto che la ricostruzione fornita dalla studentessa, pur coerente in alcuni passaggi, non reggesse il confronto con le evidenze emerse in dibattimento: contraddizioni nelle dichiarazioni, assenza di riscontri indipendenti e la già citata revoca della parte civile hanno fragilizzato l’intero castello accusatorio. Nessuna traccia, nelle motivazioni orali, di «mancata prova» o di formule dubitative: la Corte è stata netta, dichiarando che la violenza sessuale, in questo caso, non ci fu affatto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.