Assolti in appello Lucarelli e Apolloni, l’avvocato Cammarata: “Sentenza giusta, ce lo aspettavamo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era affatto scontato, eppure il verdetto della Corte d’Appello di Milano ha spazzato via in pochi minuti quanto costruito in primo grado: Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, insieme ad altri tre amici, sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di violenza sessuale di gruppo. Una decisione, quella dei giudici della prima sezione, che capovolge completamente la condanna arrivata nel giugno di due anni fa - quando per i due calciatori erano scattati rispettivamente 3 anni e 7 mesi di reclusione - e che restituisce ai giovani, come ha sottolineato il loro difensore, quella presunzione di innocenza mai realmente tramontata nelle loro coscienze.

“Siamo molto contenti e sollevati”, ha dichiarato l’avvocato Leonardo Cammarata, legale di Lucarelli, a caldo davanti ai cronisti. La frase, pronunciata mentre alle spalle si levavano gli abbracci e le urla di giubilo dei familiari, non suonava come una sorpresa ma piuttosto come la conferma di una convinzione radicata: “Ero convinto dell’innocenza di questi ragazzi – ha aggiunto Cammarata – e penso che oggi sia andata secondo giustizia”.

Il ribaltamento in appello e la scelta della presunta vittima

Il cuore della vicenda, risalente alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022, ruotava attorno allo stato di alterazione della studentessa statunitense, all’epoca ventiduenne. Se per l’accusa la giovane versava in condizioni tali da essere considerata “incosciente”, tanto da non poter esprimere un valido consenso, la difesa ha sempre sostenuto la tesi opposta: i propri consulenti hanno più volte ribadito come il tasso alcolemico della ragazza fosse persino inferiore allo 0,5, la soglia che permette la guida.

Un elemento, quest’ultimo, che ha certamente pesato sulla rimeditazione del caso in secondo grado, così come la scelta della stessa parte offesa. La studentessa, infatti, aveva già revocato la costituzione di parte civile dopo aver accettato un risarcimento, un passaggio che, pur non influenzando direttamente il giudizio penale, ha di fatto eliminato la spinta propulsiva dell’accusa privata nel procedimento d’appello.

La rabbia di Cristiano Lucarelli fuori dall’aula

Se dentro l’aula prevaleva la tensione, all’esterno l’ex attaccante del Livorno Cristiano Lucarelli – padre di Mattia – ha riversato quattro anni di frustrazione in un gesto plateale e violento. Appena appresa la notizia dell’assoluzione, l’allenatore ha colpito un totem informativo facendolo rovinare rumorosamente a terra, sotto gli occhi stupiti dei carabinieri presenti.

Ma è stata la sua invettiva verbale contro gli operatori dell’informazione a segnare il momento: “Luridi, falsi, venduti… Per quattro anni ci avete infamato”, ha urlato il 50enne, puntando il dito contro le telecamere e i cronisti in attesa. “Ora fateli i titoloni – ha proseguito – vi abbiamo rovinato la festa”. Una scarica di rabbia che testimonia quanto il calvario giudiziario abbia inciso sulla carriera e sulla reputazione del figlio, un peso che nemmeno l’assoluzione piena sembra aver cancellato del tutto agli occhi della famiglia.

Le indagini e i successivi sviluppi giudiziari

La ricostruzione della procura, coordinata dalla pm Alessia Menegazzo, si era basata anche sull’analisi di video trovati nei cellulari dei ragazzi. Secondo l’accusa, il gruppo aveva “agganciato” la giovane fuori da una discoteca in zona Sempione per poi condurla – contro la sua richiesta di essere riaccompagnata a casa – nell’appartamento di Mattia Lucarelli.

Il sostituto pg Massimo Gaballo, nelle scorse udienze, aveva perorato la causa della conferma delle condanne, definendo tra l’altro le pene irrogate in primo grado come il “minimo edittale” possibile. La Corte, però, ha scelto una linea diametralmente opposta, decretando che il fatto non sussiste e spazzando via anche le accuse per gli altri tre giovani imputati, che avevano ricevuto pene comprese tra i 2 anni e 5 mesi e i 2 anni e 8 mesi.

Per comprendere appieno le ragioni di questo ribaltamento – che attualmente lascia spazio solo a interpretazioni – occorrerà attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni. Solo allora si potrà analizzare il percorso logico che ha portato i giudici a ritenere infondata l’accusa di violenza sessuale di gruppo, chiudendo definitivamente – almeno in questa sede – un caso che aveva scosso l’ambiente sportivo e non solo.

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