Mattia Lucarelli e Federico Apolloni assolti in appello, la Corte d’Assise ribalta le condanne per la violenza sessuale: «Il fatto non sussiste»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   MILANO – La prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano, composta dai giudici Santangelo, Simion e Aloisi, ha cancellato con un verdetto a sorpresa le condanne inflitte in primo grado ai calciatori Mattia Lucarelli – figlio dell’ex attaccante del Livorno Cristiano Lucarelli – e Federico Apolloni, accusati insieme ad altri tre imputati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa californiana di 24 anni. I fatti, risalenti alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022, erano stati al centro di un processo che aveva portato, nel primo grado dinnanzi al Tribunale di Milano, a pene detentive che andavano dai 3 anni e 7 mesi fino ai 2 anni e 5 mesi; pene che oggi sono state integralmente spazzate via dall’adozione della formula piena «perché il fatto non sussiste».

Una sentenza che rovescia le condanne e le indagini della procura

Era stata la procura di Milano, attraverso le indagini della pm Alessia Menegazzo supportate da intercettazioni e dall’analisi dei telefoni, a sostenere la tesi dell’abuso; secondo l’accusa la giovane – che nel frattempo ha revocato la costituzione di parte civile in quanto risarcita – sarebbe stata avvicinata fuori da una discoteca di Milano (locale noto come ‘Gattopardo’ in via Piero della Francesca) per poi essere condotta in un appartamento riconducibile a Lucarelli jr. Lì, sempre secondo le ipotesi investigative, la ragazza avrebbe subito atti sessuali mentre versava in uno stato di alterazione tale da non poter esprimere un consenso consapevole. La difesa, rappresentata dall’avvocato Leonardo Cammarata – che aveva puntato su una consulenza medico-legale per dimostrare la natura consenziente dei rapporti – ha sempre respinto le accuse, definendo la vicenda come frutto di una narrazione distorta rispetto a quanto realmente accaduto in quella notte.

La rabbia di Cristiano Lucarelli e la gioia in aula dopo il verdetto

All’uscita dall’aula – dove gli imputati, circondati dai familiari, hanno rotto in grida di giubilo e abbracci – la scena è stata dominata dalla reazione esplosiva di Cristiano Lucarelli. Mentre Mattia e Federico assorbivano l’effetto del ribaltone giudiziario, l’ex attaccante ha preso a calci un totem informativo situato nei corridoi del palazzo di giustizia, facendolo cadere a terra sotto lo sguardo dei carabinieri presenti. Ha quindi indirizzato ai giornalisti in coda da oltre due ore una serie di insulti pesanti, urlando frasi come «Luridi, falsi e venduti, per quattro anni ci avete infamato» e «Ora fateli i Titoloni, vi abbiamo rovinato la festa», aggiungendo anche un commento diretto verso i cronisti definendoli persone che hanno tentato di infangare il nome del figlio. Il legale Cammarata, pur condividendo la soddisfazione per l’esito, ha mantenuto un profilo più istituzionale dichiarando che erano convinti dell’innocenza dei ragazzi e che «oggi è andata secondo giustizia».

Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni, la procura generale valuterà il ricorso

Nonostante la violenza delle reazioni a caldo e l’evidente sollievo per la cancellazione delle accuse gravi (che in primo grado erano costate anche gli arresti domiciliari nel gennaio del 2023), il quadro giudiziario della vicenda non è ancora del tutto definito sul piano della motivazione scritta. I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno infatti novanta giorni di tempo per depositare le motivazioni di questa assoluzione con formula piena, che per legge rappresenta il livello di proscioglimento più alto previsto dal codice (implicando la totale insussistenza materiale del fatto contestato). È possibile che la procura generale, dopo aver preso visione delle carte, decida di presentare ricorso in Cassazione; lo stesso sostituto pg Massimo Gaballo nelle scorse udienze aveva infatti chiesto la conferma delle condanne di primo grado, definendo le pene inflitte dal gup come «minimo edittale». Il padre della studentessa americana, intanto, non ha rilasciato dichiarazioni immediate dall’abitazione della famiglia in California, mentre l’avvocato della parte civile – ormai estromessa dal procedimento – ha fatto sapere di attendere di leggere le motivazioni prima di qualsiasi valutazione ulteriore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.