Auto, Italia e altri sei Paesi in pressing per anticipo revisione norme emissioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Roma, 27 nov. – Mentre ogni giorno è un susseguirsi di notizie negative per l’auto e tutti i settori ad essa correlati in Europa, ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato di una situazione critica che richiede interventi urgenti. L'Italia, insieme ad altri sei Paesi, ha sollecitato un anticipo della revisione delle norme europee sulle emissioni di CO2 nel settore auto al 2025. Questa coalizione, guidata dall'Italia e dalla Repubblica Ceca, include anche Austria, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Polonia. L'obiettivo comune è quello di anticipare di un anno la revisione della normativa vigente, attualmente prevista per il 2026, per evitare una crisi nel settore automobilistico europeo, che si trova ad affrontare la sfida della transizione ecologica.
La normativa in questione prevede lo stop ai motori endotermici a benzina e diesel entro il 2035 e l'introduzione di determinate soglie di produzione di auto elettriche già nel 2025, pena l'applicazione di sanzioni sull'eccesso di produzione di veicoli non elettrici. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato durante il dibattito in plenaria a Strasburgo, prima di ottenere la fiducia per il secondo mandato del suo Esecutivo, che organizzerà un "dialogo strategico" con i portatori d'interesse del settore per ascoltarne le esigenze.
La richiesta di anticipare la revisione delle norme è stata motivata dalla necessità di dare respiro a un settore che, oltre a essere fondamentale per l'economia europea, è anche uno dei più colpiti dalle nuove regolamentazioni ambientali. La coalizione dei sette Paesi ritiene che un'anticipazione della revisione possa contribuire a evitare una crisi occupazionale e produttiva, garantendo al contempo il rispetto degli obiettivi di sostenibilità ambientale.
La situazione attuale richiede un equilibrio tra le esigenze di sostenibilità ambientale e la necessità di salvaguardare un settore industriale cruciale per l'economia europea.




