L’Italia di Quesada ritrova Capuozzo e a Lille cerca continuità, il capitano Lamaro avverte: “Nessuno viene a casa nostra per dominarci”
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Redazione Sport
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ROMA – C’è un ritorno che profuma di svolta, o quantomeno di speranza, nella formazione che Gonzalo Quesada ha cucito addosso all’Italia per il terzo turno del Sei Nazioni: Ange Capuozzo, il folletto trentino di Grenoble, riprende possesso della maglia numero quindici e lo fa nel giorno in cui gli azzurri varcano le Alpi per affrontare la Francia, a Lille, su quel prato del Pierre Mauroy che dodici mesi fa aveva regalato loro un pareggio storico, quel tredici pari che aveva fatto sobbalzare il mondo ovale -1. Sarà domani, calcio d’inizio alle 16.10 con la regia di Sky Sport Arena e la finestra in chiaro su TV8, oltre allo streaming su NOW, l’ora della verità per un gruppo che il tecnico argentino vuole vedere finalmente solido, ancorato a quelle certezze di gioco che contro l’Irlanda, a Dublino, sono parse smarrirsi sotto i colpi di un avversario troppo cinico.
Quesada, va detto, ha lavorato di cesello più che di scure: leggendo il quindici che scenderà in campo, l’unico cambio rispetto all’ultima uscita è proprio l’inserimento di Capuozzo, tenuto precauzionalmente a riposo nella sfida con gli irlandesi per via di quella frattura a un dito della mano rimediata a fine dicembre e ora definitivamente archiviata. Una continuità che è un messaggio, un segnale chiaro spedito allo spogliatoio: la strada è quella, si procede compatti, senza stravolgimenti, cercando di limare gli errori piuttosto che rivoluzionare l’impianto. Il capitano, Michele Lamaro, quel concetto lo ha ripetuto come un mantra nei giorni di avvicinamento alla partita, ricordando che rispetto al confronto di due anni fa “abbiamo fatto passi in avanti”, sebbene il cammino proceda “altalenante”.
La Francia che attende gli azzurri, dall’altra parte, è la capolista del torneo, una macchina che nelle prime due uscite ha travolto Scozia e Galles con una facilità persino inquietante, ma che nasconde crepe sotto la coltre di polvere da campo. Fabien Galthié, il selezionatore transalpino, non ha nascosto un certo timore reverenziale verso questi azzurri, consapevole che il ricordo di quel pareggio dell’anno scorso è ancora vivo nella memoria dei suoi giocatori. E poi c’è un dato psicologico che pesa come un macigno: battere la Francia, nel Sei Nazioni, è accaduto solo due volte nella storia, e a raccontarlo con gli occhi che ancora brillano è Andrea Lo Cicero, il “Barone”, pilone sinistro di quella generazione che ci riuscì nel 2011 al Flaminio e nel 2013 all’Olimpico.
Capuozzo e quel 13-13 nella memoria, Lo Cicero racconta la paura negli occhi dei transalpini
L’uomo in più, scrivono i tecnici, ma anche l’uomo della provvidenza, quello capace di accendere la luce quando tutto sembra offuscarsi. Ange Capuozzo, rientrato proprio nel momento del bisogno, porta con sé non solo la sua accelerazione bruciante e quel suo modo di eludere il placcaggio come fosse un’ombra, ma anche la consapevolezza di avere un debito da saldare con il pubblico italiano, quel pubblico che all’Olimpico lo ha già eletto a idolo. Quesada, parlando di lui, ha confessato che avrebbe potuto schierarlo anche contro l’Irlanda, ma ha preferito attendere, dosare la fretta, concedergli una settimana in più per affinare la condizione. Una scelta che sa di investimento sul lungo periodo, di gestione oculata di un patrimonio che non può andare disperso.
Nel rugby, si sa, la memoria storica conta quanto la potenza fisica. E Andrea Lo Cicero, che di battaglie con i transalpini ne ha vissute tante, sia in Nazionale che nei sette anni trascorsi tra Tolosa e Parigi sponda Racing, racconta un aneddoto che fotografa meglio di qualsiasi analisi tattica il rapporto di forza psicologico che talvolta si instaura. Il “Barone” era lì, in quelle due occasioni in cui l’Italia alzò le braccia al cielo. E descrive la sensazione unica, quasi straniante, di scoprire che “non eri più un perdente”. Ma soprattutto, parla di quello che leggeva negli occhi dei francesi: la paura. Una paura che domenica pomeriggio, a Lille, Lamaro e i suoi ragazzi dovranno tornare a cercare, fin dal primo minuto, per rendere il match una battaglia vera e non un monologo transalpino.




