Bce, Cipollone: «Cresce la probabilità di un rialzo dei tassi»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Milano. Il linguaggio, solitamente cauto e quasi ipnotico dei vertici dell’Eurotower, lascia spazio a una durezza descrittiva che non si vedeva da tempo. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha scelto il palco del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 per lanciare un avvertimento che, nelle sale operative degli istituti di credito, è stato recepito come un cambio di passo imminente. La “situazione attuale” – ha spiegato il banchiere centrale italiano – sembra essersi definitivamente sgretolata rispetto allo scenario di base delineato nelle proiezioni dello scorso marzo; di conseguenza, viene “accrendosi la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di riferimento”. Con quest’ultimo eufemismo – in gergo finanziario si intende una stretta monetaria – Cipollone ha certificato che la pazienza della Bce ha i giorni contati, complici le fiamme accese in Medio Oriente.

Uno shock energetico senza precedenti

A determinare questa brusca virata non è tanto la congiuntura interna, quanto una combinazione letale di geopolitica e materie prime. Lo stesso Cipollone, nel tracciare un parallelo con il passato, ha fornito un dato che fa riflettere: l’impatto a breve termine della guerra in Iran e delle conseguenti turbolenze sull’offerta mondiale di petrolio è – testuali parole – “superiore a quello registrato complessivamente nelle crisi energetiche precedenti”. Il paragone, pesante come un macigno, include la crisi del 1973, quella del 1979 e persino lo shock seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 messe insieme. Sebbene siano state adottate misure tampone come il rilascio di riserve strategiche e il reindirizzamento parziale dei flussi, la contrazione netta dell’offerta si aggirerebbe intorno agli 11 punti percentuali, pari a circa 12 milioni di barili al giorno tagliati fuori dal mercato.

L’economia che scricchiola e l’effetto sulla fiducia

Tale impennata dei costi energetici – che già a marzo avevano costretto gli esperti a rivedere al rialzo le stime sull’inflazione – rischia ora di propagarsi a macchia d’olio su redditi e consumi. In un contesto già segnato da un primo trimestre a crescita zero (appena +0,1%), l’esponente del board ha messo in guardia dagli effetti collaterali: l’aumento dei prezzi del greggio sta comprimendo il reddito disponibile delle famiglie, mentre le imprese, a fronte di un inasprimento delle condizioni creditizie già rilevato dalle ultime indagini, potrebbero sospendere gli investimenti. Vi è anche un rischio logistico concreto, già segnalato da Cipollone, relativo alle scorte di carburante per l’aviazione: se il conflitto si protraesse, l’Europa rischierebbe di esaurire il kerosene entro la fine di maggio, con il pericolo di strozzature paragonabili a quelle vissute durante la pandemia.

L’eredità dell’Iranch e l’azzardo della transizione

Tuttavia, l’analisi di Cipollone non si è limitata al puro dato congiunturale (segnando quasi una divagazione dal suo ruolo originario di capo della task force per l’euro digitale), ma ha abbracciato una visione più strutturale. Ha ribadito con forza che, per spezzare questo circolo vizioso, non basta ritoccare il costo del denaro perché si tratta di uno shock dal lato dell’offerta, contro il quale la leva monetaria è per definizione meno efficace. La risposta, suggerisce il rappresentante italiano, va cercata altrove: mantenere la rotta della transizione ecologica è diventato non più un vezzo ideologico, ma un “interesse vitale” per la stessa stabilità dei prezzi. La dipendenza dai combustibili fossili – che ancora oggi coprono circa la metà del fabbisogno energetico dell’Unione – non fa che amplificare il ricatto di Teheran e dei signori della guerra. Con il conflitto che entra ormai nel vivo, Francoforte si prepara dunque a un’estate bollente, pronta a premere sul freno monetario proprio mentre l’economia europea mostra i primi segni di cedimento.

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