Bce, Cipollone anticipa il report sul tasso neutrale e conferma il taglio dei tassi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Banca Centrale Europea (BCE) si prepara a pubblicare, domani 7 febbraio, un rapporto dettagliato sul cosiddetto tasso neutrale, quel livello di interesse che, in teoria, non stimola né frena l’economia. L’annuncio, già preannunciato dalla presidente Christine Lagarde durante l’ultima riunione, è stato confermato da Piero Cipollone, membro del Consiglio direttivo della BCE, in un’intervista rilasciata a Reuters. Il documento, frutto del lavoro dei funzionari dell’istituto, potrebbe offrire indicazioni preziose sulle future decisioni di politica monetaria, sebbene ogni scelta verrà comunque valutata di volta in volta in base all’evoluzione dei dati macroeconomici.

Intanto, la BCE ha proseguito nel suo percorso di graduale riduzione dei tassi di interesse, decidendo il 30 gennaio scorso un ulteriore taglio di 0,25 punti percentuali, portando il tasso sulle operazioni di riferimento principali dal 3,15% al 2,90%. La misura, entrata in vigore il 5 febbraio, rappresenta il quinto intervento di questo tipo da giugno 2024 e si inserisce in un contesto in cui l’inflazione sembra finalmente sotto controllo, pur restando al di sopra dell’obiettivo del 2%.

Cipollone, nel corso dell’intervista, ha sottolineato come questa decisione, ampiamente attesa dai mercati, possa avere effetti positivi sui prestiti, soprattutto quelli a tasso variabile. A confermarlo è anche il sindacato bancario FABI, che ha evidenziato come i tassi sui mutui siano già scesi a una media del 3,23% a novembre, rispetto ai livelli superiori al 5% registrati nel 2023. Secondo le stime, se il trend dovesse continuare, si potrebbe assistere a un ulteriore calo sotto la soglia del 3%, con conseguenti benefici per le famiglie. Ad esempio, un prestito immobiliare di 200.000 euro su 25 anni potrebbe tradursi in un risparmio complessivo di quasi 83.000 euro, pari a una riduzione del 22,8% degli oneri totali.

Il tasso di deposito, intanto, è sceso al 2,75%, mentre quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale si attesta al 3,15%. Questi interventi, se da un lato alleggeriscono il carico sui debitori, dall’altro sollevano interrogativi sulle prospettive future della politica monetaria europea, soprattutto in relazione alla possibile stabilizzazione dei tassi intorno al livello neutrale.

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