Oniverse archivia il 2025 a 3,7 miliardi di fatturato, l’export vola al 62%
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il gruppo fondato da Sandro Veronesi, che ha cambiato qualche anno fa la propria ragione sociale da Calzedonia a Oniverse per meglio rappresentare una realtà ormai multiforme e diversificata, ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi consolidati pari a 3,7 miliardi di euro. Si tratta di un incremento del 4,8% a cambi correnti, e del 5,1% una volta neutralizzato l’effetto delle oscillazioni valutarie, rispetto ai 3,5 miliardi registrati al 31 dicembre dell’anno precedente. La crescita, secondo quanto si apprende da una nota diffusa dalla società veneta, è stata trainata in larga parte dalle performance oltre confine: il fatturato generato all’estero ha infatti raggiunto i 2,3 miliardi di euro, arrivando a coprire circa il 62% del giro d’affari complessivo. Un risultato, quest’ultimo, che testimonia la sempre più marcata vocazione internazionale di un’azienda nata attorno al concetto di calzetteria e oggi espansa in settori che spaziano dalla moda al lusso, dall’enogastronomia alla nautica.
Parallelamente alla crescita del fatturato, il gruppo ha mantenuto un ritmo sostenuto negli investimenti, che nell’arco dei dodici mesi hanno superato i 350 milioni di euro. Risorse che sono state ripartite, viene specificato, trasversalmente in tutti gli ambiti di attività: dalla rete retail alla logistica, passando per l’innovazione di prodotto e di processo. Un impegno finanziario che riflette la strategia di consolidamento e sviluppo perseguita dalla holding, la quale al termine del 2025 poteva contare su una rete vendita complessiva di 5.538 punti vendita dislocati in 59 Paesi. Di questi, 3.650 si trovano all’estero, con particolare dinamismo nelle aperture in Messico, negli Stati Uniti e in Turchia, mentre i rimanenti 1.888 restano sul territorio italiano a presidiare un mercato domestico che continua a rappresentare una base solida e strategica.
La moda, il vino e le barche: la strategia della diversificazione
Al di là del core business storico rappresentato da marchi come Calzedonia, Intimissimi (e la sua declinazione maschile Iuman), Tezenis, Falconeri, Atelier Emé e Antonio Marras, il gruppo ha proseguito nel suo percorso di diversificazione anche in altri comparti del made in Italy. Nel settore enogastronomico, dove opera con la catola Signorvino — che unisce l’enoteca alla ristorazione leggera — e con il progetto Oniwines, il 2025 è stato caratterizzato dall’acquisizione della cantina piemontese Pico Maccario, realtà radicata a Mombaruzzo, nell’Astigiano. Un’operazione che va a rafforzare la presenza del gruppo nel panorama vinicolo del Monferrato. Nello stesso anno è stata inoltre inaugurata la cantina Ert1050, situata all’interno del Parco del Monte Baldo e dedicata alla produzione di Trentodoc, a testimonianza di un interesse che spazia dalla promozione del vino alla produzione in vigna.
Non meno significativi gli sviluppi nel comparto nautico, presidiato attraverso il Cantiere del Pardo, specializzato nella realizzazione di yacht a vela e a motore di fascia premium. Nel corso dell’esercizio sono stati infatti completati i progetti per la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo a Forlì e di un hub logistico e produttivo con affaccio diretto sul mare a Marina di Ravenna. Investimenti, questi, che confermano la volontà del gruppo di operare in settori tra loro distanti ma accomunati da una forte connotazione stilistica e da un posizionamento qualitativo riconoscibile. L’insieme di queste attività, dal retail tradizionale alla produzione diretta, passando per la ristorazione e la cantieristica, ha quindi contribuito a disegnare il profilo di un gruppo che, sotto la guida di Veronesi, continua a incrementare la propria massa critica e la propria penetrazione sui mercati, forti di una struttura finanziaria solida e di una visione imprenditoriale di lungo periodo.




