Foro Italico, il restyling tra la nuova Supertennis Arena e la riqualificazione del Centrale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È un cantiere a cielo aperto, seppur virtuale per ora, quello che sta ridisegnando il volto del Foro Italico in vista della prossima edizione degli Internazionali Bnl d’Italia, in programma dal 28 aprile al 17 maggio. Mentre i riflettori sono puntati sui big in arrivo sulla terra rossa, dietro le quinte si sta compiendo una trasformazione strutturale destinata a cambiare per sempre la geografia del complesso. L’intervento più atteso, e che già sta catalizzando l’attenzione del pubblico, è la nascita della cosiddetta “Supertennis Arena”, un impianto da 3mila posti che, nella sua nuova collocazione, andrà a ridosso del mitico Stadio Centrale. Questa scelta, frutto di un dialogo tra le esigenze logistiche e la volontà di creare un flusso più coeso tra i vari spazi, rappresenta un tentativo di integrare le diverse aree del parco, evitando quell’effetto di frammentazione che spesso caratterizza i grandi eventi.

Il nuovo volto del Centrale e l’iter burocratico

Ma la vera rivoluzione, quella più complessa e articolata, riguarda il cuore pulsante della struttura: il campo Centrale. Dopo un iter lungo e certamente non privo di ostacoli, la Giunta di Roma Capitale ha adottato la proposta di riqualificazione, un provvedimento che ora attende il vaglio dell’Assemblea Capitolina per l’approvazione definitiva sotto il profilo urbanistico. Il progetto, che prevede una copertura fissa per rendere l’impianto agibile indipendentemente dalle intemperie e una vetrata continua che ne rivoluzionerà l’estetica, è il risultato di un percorso condiviso tra i diversi enti coinvolti: Sport e Salute, il Ministero della Cultura, la Regione Lazio, il CONI e l’amministrazione comunale hanno lavorato per trovare una sintesi tra ambizione sportiva e tutela monumentale di un’area simbolo della capitale. L’investimento, stando a quanto emerso nelle fasi di presentazione, si aggira intorno ai 60 milioni di euro, una cifra che testimonia la portata dell’operazione, mirata a trasformare il Foro in un polo polifunzionale capace di ospitare non solo tennis, ma eventi di discipline diverse per gran parte dell’anno.

Nuove dinamiche per il pubblico e gli spazi

In attesa di vedere realizzata la copertura del Centrale, che richiederà tempi tecnici più lunghi, l’edizione di quest’anno offrirà un assaggio concreto del nuovo corso. La Supertennis Arena, situata a pochi passi dal Centrale lungo viale delle Olimpiadi, è stata progettata con un’architettura poligonale studiata per avvicinare il pubblico al terreno di gioco, fino a farlo sentire parte integrante dell’azione. Per i tifosi, quest’anno ci saranno delle novità anche sul fronte della fruizione: non saranno previsti abbonamenti per questo nuovo impianto, ma esclusivamente biglietti giornalieri, una scelta che mira a offrire maggiore flessibilità agli appassionati e a gestire in modo più dinamico l’afflusso giornaliero. Intanto, il mosaico degli spazi si riconfigura con la rimozione di alcune strutture temporanee consolidate, a dimostrazione di come il Foro Italico sia un organismo in costante evoluzione che cerca di adattare la sua antica magnificenza alle esigenze di uno degli sport più globalizzati.

Architettura e dialogo con il contesto monumentale

Dietro le quinte di questo restyling c’è una visione precisa che va oltre la mera funzionalità sportiva. L’approccio scelto dai progettisti, come sottolineato dai vertici di Sport e Salute, punta a un intervento che non si impone sul contesto, ma che cerca di “dialogare” con esso. Si parla di un’architettura che “si plasma sul contesto, ne assorbe l’identità e la restituisce in una forma espressiva, armonica e dinamica”. L’obiettivo dichiarato è quello di consolidare il Foro Italico come “monumento vivo”, capace di coniugare l’eccellenza degli eventi internazionali con la bellezza paesaggistica del luogo. Il via libera alla riqualificazione, insomma, segna l’inizio di una nuova fase per lo sport romano, una fase in cui la conservazione della memoria storica si intreccia con l’esigenza di costruire infrastrutture all’altezza delle ambizioni del circuito mondiale.

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