La Megabox Vallefoglia conquista la Challenge Cup, Omoruyi e le compagne firmano l'impresa ad Atene
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Redazione Sport
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C’è un angolo di Marche che adesso brilla sul tetto d’Europa, ed è quel territorio della provincia di Pesaro e Urbino dove la pallavolo, da sempre, si mastica con passione e competenza. La Megabox Ondulati del Savio Vallefoglia, alla sua prima assoluta esperienza in una competizione internazionale, ha infatti scritto una pagina di storia sportiva aggiudicandosi la Cev Challenge Cup femminile, e lo ha fatto nel modo più clamoroso e autoritario possibile: strapazzando il Panathinaikos Atene nella leggendaria bolgia del palazzetto di Glyfada, davanti a oltre tremila e cinquecento tifosi greci che hanno trasformato la gara in un autentico inferno per le avversarie. Un successo netto, un 3-0 perentorio con parziali di 25-20, 27-25 e 25-16, che ha ribaltato ogni pronostico e consegnato alle “tigri” biancoverdi il primo trofeo europeo della loro giovane e ambiziosa storia.
Una rimonta da campionesse nel secondo set che spezza le gambe alle greche
La partita, come spesso accade in queste finali giocate in casa della squadra che deve recuperare il 3-2 dell’andata, si era messa subito in salita per la formazione marchigiana. Il Panathinaikos, sostenuto da un tifo caldo e incessante che poco aveva da invidiare a quello degli stadi di calcio, partiva fortissimo e nel secondo parziale raggiungeva addirittura il +8, con un eloquente 13-5 che faceva tremare il sogno di coppa delle ragazze di Andrea Pistola. Ed è lì, nel momento di massima difficoltà, che è venuta fuori la vera forza di questo gruppo: una determinazione fuori dal comune e una freddezza chirurgica nell'esecuzione, qualità che hanno permesso a Loveth Omoruyi, schiacciatrice lodigiana con un oro olimpico in bacheca, e alle sue compagne di restare nella loro bolla, punto dopo punto, fino ad annullare lo svantaggio e a vincere il set ai vantaggi per 27. Quella frazione, di fatto, ha chiuso i conti e demoralizzato le ateniesi, che nel terzo set hanno dovuto arrendersi alla superiorità tecnica e mentale delle italiane.
La serata magica della Megabox, nata solo sei anni fa dalla passione del presidente Ivano Angeli e capace di risalire dalla serie B1 fino all’élite europea, porta la firma indelebile di Erblira Bici, opposta albanese che è stata eletta MVP della finale grazie ai suoi 23 punti, dopo i 32 messi a segno nella gara di andata a Pesaro. Accanto a lei, in doppia cifra è andata proprio Omoruyi con 10 punti, ma l’intera squadra ha recitato una parte da protagonista: da Chiara De Bortoli, libero con una percentuale di ricezione perfetta del 60%, a Sonia Candi, autrice di 9 punti con un altissimo rendimento e 4 muri, passando per gli ingressi dalla panchina di Raquel Lázaro e Adelina Ungureanu che hanno dato la scossa decisiva nel momento più complicato del match. La differenza, rispetto alle padrone di casa che hanno fatto affidamento quasi esclusivamente su Haylie Bennett e Monika Lampkowska (13 punti ciascuna), l’ha fatta la coralità del gioco e la capacità di non subire la pressione ambientale.
La favola di un club nato per sognare che riporta l’Europa nelle Marche
Questo trionfo, che arriva a distanza di quindici anni dall’ultima volta che un club della provincia di Pesaro e Urbino aveva sollevato un trofeo continentale (quando nel 2011 l’altra formazione del territorio, Urbino, vinse la Cev Cup), assume contorni ancor più straordinari se si considera la dimensione del comune di Vallefoglia. Un centro sparso di meno di quindicimila abitanti, nato nel 2014 dalla fusione di Colbordolo e Sant’Angelo in Lizzola, che oggi può fregiarsi del Titolo di regina d’Europa della Challenge Cup. Un successo che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, lo strapotere della pallavolo femminile italiana in ambito continentale: si tratta del ventisettesimo alloro nella storia di questa competizione per l’Italia, il quinto consecutivo dopo le affermazioni di Scandicci, Chieri, Novara e Roma, a dimostrazione di un movimento sano e competitivo su tutti i fronti.
Nell’economia della partita, va poi sottolineata la gestione emotiva mostrata dalle ragazze di Pistola. Uscire imbattute da un’arena ostile come quella ateniese, con tremila e cinquecento voci che intonavano cori incessanti contro di loro, richiede una solidità mentale che è il vero plus di questa squadra. La giovanissima truppa marchigiana, invece di farsi intimidire, ha saputo trasformare quell’energia negativa in carburante, rimanendo concentrata sull’obiettivo e difendendo ogni pallone come se fosse l’ultimo. E così, mentre il patron Ivano Angeli vedeva coronato un progetto ambizioso iniziato con l’acquisto dei diritti per la serie A2 nel 2020, la città poteva finalmente esultare per un traguardo che pochi, alla vigilia, avrebbero immaginato possibile al primo tentativo.




