Kirsty Coventry, la rivoluzione dimezzata del Cio
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Redazione Sport
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Kirsty Coventry, 41 anni, ex nuotatrice dello Zimbabwe e due volte campionessa olimpica, è stata eletta presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), diventando la prima donna e la prima africana a ricoprire questo ruolo in 131 anni di storia dell’organizzazione. La sua elezione, avvenuta con un risultato schiacciante già al primo turno di voto, superando il quorum di 49 preferenze, rappresenta una svolta storica per lo sport mondiale, sebbene alcuni osservatori sottolineino come il sistema di potere interno abbia giocato un ruolo decisivo nel favorire la sua ascesa.
L’uscente presidente Thomas Bach, che ha mantenuto una forte influenza sul processo elettorale, ha infatti garantito il passaggio dei suoi voti alla candidata da lui individuata come più funzionale a preservare l’equilibrio esistente. Coventry, già ministro della gioventù e dello sport nello Zimbabwe, ha dichiarato di non aver mai immaginato, nemmeno nei suoi sogni di bambina africana, di poter raggiungere un traguardo così significativo.
Paolo Barelli, presidente della Federnuoto italiana, ha espresso orgoglio per l’elezione di una nuotatrice alla guida del Cio, ricordando i campionati mondiali di Roma del 2009, dove Coventry fu tra le protagoniste. «Questa elezione riflette i valori del nuoto: determinazione, trasparenza, correttezza e inclusione», ha commentato Barelli, sottolineando l’importanza della parità di genere nello sport.
La votazione, descritta come un evento riservato e quasi sacrale, si è svolta in un’atmosfera di estrema riservatezza, con una ristretta élite chiamata a decidere il futuro dello sport mondiale. Nonostante il carattere storico dell’elezione, alcuni analisti osservano come la scelta di Coventry possa essere vista come una continuità più che una rottura, data la sua vicinanza al precedente establishment.
Intanto, in Italia, Giovanni Malagò, presidente del Coni, si prepara a replicare alla nuova leadership del Cio, in un contesto in cui le relazioni tra le istituzioni sportive nazionali e internazionali sono spesso caratterizzate da tensioni e negoziati complessi. La nomina di Coventry, pur rappresentando un passo avanti nella rappresentazione di genere e geografica, lascia aperte domande sul futuro equilibrio di potere all’interno del movimento olimpico.




