Ora legale 2026, negli Usa è già tempo di spostare le lancette in avanti
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Redazione Interno
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Mentre in Italia si attende ancora l’arrivo della primavera per il consueto cambio dell’ora, dall’altra parte dell’oceano l’operazione è già stata compiuta. Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo, gran parte degli Stati Uniti e del Canada ha detto addio all’ora solare, spostando le lancette sessanta minuti in avanti. Un passaggio, questo, che segue il rigoroso dettame dell’Uniform Time Act, la legge federale che dal 1966 regola il sistema, e che obbliga quasi tutti gli stati a uniformarsi a questo meccanismo. Alle due del mattino, ora locale, gli orologi sono stati regolati direttamente sulle tre: un balzo in avanti che, di fatto, ruba un’ora di sonno ai cittadini ma regala, in compenso, giornate più lunghe e luminose, con il tramonto che si sposta più tardi regalando così ulteriori sessioni di luce serale. Non tutto il Nord America segue però questa direttiva: Arizona e Hawaii, forti di una prerogativa che le esenta dall’adeguamento, mantengono infatti invariato il loro orario, così come alcune comunità indigene e territori d’oltremare, a testimonianza di un panorama normativo tutt’altro che monolitico.
A New York, come a Los Angeles o a Chicago, l’impatto del cambio si è fatto sentire immediatamente. Il provvedimento, che rimarrà in vigore fino alla prima domenica di novembre, porta con sé conseguenze tangibili: si modificano i ritmi circadiani, quelli legati al ciclo sonno-veglia, e ci si deve abituare a un nuovo rapporto con la luce del mattino, che tarda un po’ di più a fare capolino, mentre quella pomeridiana si allunga rigenerando le energie dopo il lavoro. Per chi segue i mercati finanziari o ha parenti oltreoceano, lo scarto orario con l’Italia si è temporaneamente ridotto, passando da sei a cinque ore per il fuso di New York, un dettaglio non trascurabile che semplifica le comunicazioni. Si tratta di una consuetudine, quella dello spostamento delle lancette, che affonda le radici in motivazioni energetiche risalenti alla Prima guerra mondiale, quando si cercava di risparmiare carburante, ma che oggi viene spesso messa in discussione per i suoi effetti sulla salute e sulla produttività.
E in Italia? Da noi bisognerà attendere ancora qualche settimana. Il passaggio all’ora legale è infatti in programma per l’ultimo fine settimana di marzo, quello che quest’anno corrisponde alle notte tra sabato 28 e domenica 29. Una data che, va detto, arriva con un giorno di anticipo rispetto al 2025, un trend, questo, che proseguirà nei prossimi anni: fino al 2029, il cambio si sposterà progressivamente all’indietro nel calendario, toccando il 25 marzo. Un fenomeno puramente meccanico, dovuto alla struttura del calendario gregoriano e al fatto che la regola europea, sancita da una direttiva del 2000, fissa il cambio all’ultima domenica di marzo. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, se non la consueta riddà di polemiche e dibattiti che ogni volta accompagnano questo appuntamento, con i paesi del Nord Europa che spingono per l’abolizione e quelli mediterranei, Italia in testa, che difendono l’ora legale per i benefici turistici e il risparmio energetico.




