Ora legale, lo scatto in avanti delle lancette tra risparmi e il progetto del “tempo unico”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, con il passaggio ufficiale alla stagione primaverile, si ripete l’appuntamento con lo spostamento delle lancette. Alle due precise, gli orologi vanno portati avanti di sessanta minuti, facendo scattare direttamente le tre: un’operazione che, se da un lato priva i dormienti di un’ora di riposo, dall’altro restituisce un beneficio concreto in termini di luminosità nelle ore serali, allungando le giornate e incidendo positivamente, come da prassi consolidata, sui consumi energetici.

Il fenomeno, gestito in automatico dalla maggior parte dei dispositivi elettronici, richiede invece un intervento manuale per gli orologi analogici, un piccolo gesto che segna l’inizio di un periodo – l’ora legale rimarrà in vigore fino al 25 ottobre – caratterizzato da un maggiore afflusso di luce naturale. A certificare il peso economico di questa transizione sono i dati forniti da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale: per il solo periodo estivo del 2026 si stima un risparmio di circa 80 milioni di euro, derivante da un minor consumo di energia elettrica pari a 302 milioni di kWh, una quantità sufficiente a coprire il fabbisogno medio annuo di 115mila famiglie. A questo vantaggio economico si accompagna, inevitabilmente, un impatto ambientale positivo con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica calcolata in 142mila tonnellate.

Un beneficio che guarda alle nuove generazioni e agli stili di vita

L’ora in più di luce non rappresenta solo una voce attiva nei bilanci energetici, ma si traduce in un’opportunità per modificare le abitudini quotidiane, in particolare quelle delle fasce più giovani. L’esposizione prolungata al sole nelle ore pomeridiane e serali, spiegano gli esperti, favorisce l’attività all’aria aperta e riduce naturalmente la dipendenza da dispositivi elettronici e luci artificiali, spesso abitudini radicate nei più piccoli. A tavola, l’arrivo della bella stagione consente di orientarsi verso un’alimentazione che richiede meno cotture – come nel caso della pasta tenuta al dente o del consumo di formaggi e verdure crude – con un duplice effetto positivo sulla digeribilità e sul consumo di energia in cucina. Anche per quanto riguarda il riposo notturno, la diminuzione delle ore passate davanti agli schermi prima di coricarsi viene indicata come un fattore che contribuisce a un sonno più ristoratore, trasformando il cambio d’orario in un’occasione per rinsaldare routine familiari più sostenibili.

Il nodo politico dell’ora legale permanente

Proprio mentre si consuma questo ennesimo passaggio stagionale, nella sfera istituzionale si riaccende il dibattito sulla possibilità di rendere definitivo l’attuale assetto, abolendo il doppio cambio annuale. La commissione Attività produttive della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva volta a valutare l’impatto di una eventuale introduzione dell’ora legale fissa per tutto l’anno, un’iniziativa che raccoglie il testimone di una consultazione pubblica europea del 2018, dove l’84% dei partecipanti si era dichiarato favorevole a eliminare l’alternanza. L’indagine, la cui conclusione è prevista entro la fine di giugno, mira a raccogliere elementi sui benefici economici e sociali di una simile scelta, ascoltando il parere di associazioni di categoria, esperti del settore energetico e rappresentanti delle istituzioni.

A sostenere la misura sono dati storici di rilievo: dal 2004 al 2025, il cumulo dei risparmi ottenuti grazie all’ora legale ha superato i 2,3 miliardi di euro, con un risparmio complessivo di energia elettrica oltre i 12 miliardi di kWh. I promotori dell’iniziativa, tra cui figurano società scientifiche e associazioni di consumatori, sottolineano come l’adozione dell’orario estivo permanente potrebbe generare ulteriori benefici annuali stimabili in circa 180 milioni di euro in bolletta, con una riduzione delle emissioni di CO2 fino a 200mila tonnellate l’anno. A questi aspetti si aggiungerebbero ricadute positive sulla vivibilità urbana e sulla salute pubblica, legate alla maggiore esposizione alla luce nelle ore di attività, un fattore che contribuisce a regolare il ritmo circadiano e a favorire la socialità.

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