Ora legale 2026, quel leggero anticipo che inganna: ecco quando spostare le lancette

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è chi giura di aver letto di una rivoluzione imminente, chi parla di decreti europei che cambierebbero le regole del gioco. Niente di tutto questo, almeno per il 2026: il passaggio all’ora legale segue la solita, precisa liturgia, dettata non da direttive straordinarie ma dal semplice scorrere del calendario gregoriano. Le lancette andranno spostate avanti di sessanta minuti nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, un momento che quest’anno cade con un certo anticipo rispetto al 2025, quando il cambio avvenne il 30 marzo, e ancor di più rispetto al 2024, che vide lo spostamento il 31 del mese. Alle due del mattino, ora solare, scatterà l’ora legale: gli orologi segneranno le tre, e quell’ora di sonno ce la faranno letteralmente saltare, per restituircela però sotto forma di luce prolungata fino a tarda sera.

Il meccanismo fisso di una data mobile

La sensazione di una novità, di un “arrivo prima” rispetto al solito, è in realtà un piccolo inganno della percezione. Non c’è stato alcun intervento normativo, nessuna modifica alla direttiva europea 2000/84/CE che dal lontano 2000 regola la materia per tutti gli Stati membri, Italia compresa. Quella direttiva è chiara: l’ora legale scatta l’ultima domenica di marzo e termina l’ultima domenica di ottobre. Un criterio che, per sua natura, rende la data del cambiamento un bersaglio mobile. Il 29 marzo rappresenta una delle collocazioni più precoci possibili per questo appuntamento, che può cadere in un intervallo compreso tra il 25 e il 31 del mese. Il ciclo, d’altronde, è noto e prevedibile: nei prossimi anni l’ora legale continuerà ad anticiparsi progressivamente, toccando il 25 marzo nel 2029, per poi iniziare un nuovo, lento spostamento verso la fine del mese a partire dal 2030. Un movimento a fisarmonica, lo definiscono gli esperti, che non ha nulla di eccezionale ma che semplicemente riflette la struttura del nostro modo di misurare il tempo.

Benefici concreti e un dibattito mai sopito

Lo spostamento in avanti delle lancette non è un mero orpello burocratico, ma risponde a logiche precise, nate in tempo di guerra e sopravvissute fino ai nostri giorni. L’obiettivo, com’è noto, rimane quello di ottimizzare il consumo di energia elettrica, sfruttando al massimo le ore di luce naturale e riducendo la necessità di illuminazione artificiale nelle serate. I dati, del resto, parlano chiaro: secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, nei sette mesi di durata dell’ora legale si registra un risparmio consistente, quantificabile in centinaia di milioni di kilowattora, con una conseguente riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera che si aggira intorno alle 150-160 mila tonnellate. Un beneficio ambientale non trascurabile, che si traduce anche in un risparmio economico per le famiglie e per il sistema-Paese.

Eppure, nonostante questi vantaggi oggettivi, la discussione sull’opportunità di mantenere il doppio cambio orario è lungi dall’essere archiviata. Nel 2018 la Commissione europea aveva avviato una consultazione pubblica che fece segnare un record di partecipazione, con 4,6 milioni di cittadini pronti a esprimere la loro opinione: una larga maggioranza, l’84%, si dichiarò favorevole all’abolizione del cambio, lamentando i disturbi al ritmo circadiano e i disagi provocati dal passaggio. L’anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva che lasciava agli Stati membri la libertà di scegliere se adottare stabilmente l’ora solare o quella legale. Ma il Consiglio europeo non ha mai dato il via libera definitivo, e la materia, complice la pandemia e le successive crisi, è rimasta in una sorta di limbo normativo. Al momento, dunque, la direttiva del 2000 resta pienamente in vigore, e il cambio si applica in tutta l’Unione con le stesse modalità.

Un’iniziativa italiana per l’ora legale permanente

Mentre a Bruxelles il dossier langue, a Roma qualcuno prova a riaprire i giochi, cercando di dare una scossa a un dibattito che sembra essersi arenato. Alla Camera dei deputati è partita un’indagine conoscitiva che punta a redigere una proposta di legge per rendere l’ora legale permanente sul territorio italiano, eliminando definitivamente il ritorno all’ora solare in autunno. A sostenere l’iniziativa, promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale e da Consumerismo No profit insieme al deputato Andrea Barabotti della Lega, c’è una raccolta firme che ha superato le 350mila adesioni, un segnale chiaro dell’interesse dell’opinione pubblica verso questa possibilità.

I promotori dell’indagine, che potrebbe concludersi entro giugno con un testo normativo specifico, mettono sul piatto considerazioni che vanno oltre il semplice risparmio energetico. Mantenere l’ora legale in pianta stabile, sostengono, porterebbe a un risparmio aggiuntivo stimato in circa 720 milioni di kilowattora l’anno, con un beneficio in bolletta di 180 milioni di euro. Ma gli effetti positivi, secondo questa analisi, si riverberebbero anche sul commercio, sul turismo, sulla sicurezza nelle città e persino sulla salute, evitando quel piccolo trauma biologico che il cambio semestrale infligge al nostro organismo. Per ora, però, si tratta solo di un primo passo parlamentare: il percorso è lungo e incerto, e mentre si discute, il prossimo appuntamento con le lancette resta fissato per l’alba di domenica 29 marzo.

Description: Il cambio all'ora legale 2026 avviene nella notte tra il 28 e 29 marzo. Scopri perché quest'anno sembra arrivare prima e a che punto è il dibattito per l'abolizione del cambio orario in Italia.

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