Data center, 531 richieste per 95 GW: la rete elettrica italiana sotto pressione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato, reso noto da Terna in data 21 agosto 2026, fotografa una situazione che ha del clamoroso: ben 531 domande di connessione alla rete elettrica per nuovi data center giacciono ancora in attesa di una risposta, per un totale di 95,38 gigawatt di potenza richiesta. Una cifra, quest'ultima, che sfiora la totalità della potenza installata sull'intero sistema elettrico italiano, stimata intorno ai 120 GW.

A ricostruire il fenomeno, osservando la curva di crescita, si nota come questa sia stata esponenziale; basti pensare che appena quindici mesi prima, a maggio 2025, le richieste si attestavano a 44 GW, meno della metà. Un'impennata che solleva più di un interrogativo sulla reale sostenibilità e, forse, sulla concretezza di molti di questi progetti.

Un'impennata senza precedenti che mette in discussione le richieste

La natura di questi impianti, capannoni stracolmi di server che costituiscono l'infrastruttura fisica del cloud, è notoriamente energivora. Le macchine, utilizzate per conservare dati sensibili come conti correnti o cartelle cliniche ma anche per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, richiedono un'alimentazione costante e senza interruzioni, 24 ore su 24, sette giorni su sette.

Questa caratteristica intrinseca, che non prevede turni o flessioni stagionali, rende i data center dei veri e propri buchi neri di energia, la cui integrazione nel sistema paese deve essere valutata con la massima attenzione. In questo contesto, la crescita vertiginosa del numero di richieste di connessione – una corsa che dura ormai da più di un anno – appare, per usare un eufemismo, quantomeno sospetta.

La distribuzione territoriale e il caso piemontese

A dare un'idea della portata del fenomeno è la distribuzione geografica delle richieste. Se Milano si conferma il polo principale, la provincia di Torino emerge come un secondo polo di attrazione, con 43 pratiche presentate che totalizzano 8,08 GW di potenza. Questo dato, aggiornato al 31 luglio 2026 e riportato dai dati Terna, colloca il Piemonte al secondo posto nella classifica nazionale per richieste di connessione, con un totale di 64 domande per 13,13 GW, una crescita che sembra trainare l'intero comparto industriale della regione.

Un'affermazione, quella piemontese, che sembra avere radici solide, ma che va letta alla luce di un contesto più ampio, dove l'intero paese è letteralmente inondato da istanze di questo tipo.

Il paradosso energetico e la transizione in bilico

Il paradosso è evidente: mentre il paese si è impegnato a spegnere le centrali a gas per favorire la transizione energetica e contrastare il cambiamento climatico, la proliferazione di queste domande sembra andare in direzione opposta. Le richieste di connessione, infatti, aumentano del 48% su base annua, alimentando il sospetto che molte di queste pratiche possano essere speculative, avanzate cioè non per una reale necessità produttiva ma per accaparrarsi uno spazio nella futura rete elettrica.

Sebbene l'affare dei data center sembri moltiplicare le richieste di nuove centrali a gas per alimentarli, resta il fatto che la maggior parte di queste istanze non andrà mai in porto, congestionando di fatto la rete e rallentando i processi di autorizzazione per quei progetti che invece hanno una reale fattibilità, un elemento, questo, che rischia di minare la credibilità dell'intero sistema di pianificazione energetica nazionale.

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