Dalla parte dei diritti dei cittadini: magistrati in sciopero contro la riforma Nordio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I magistrati italiani, da giorni in mobilitazione, hanno deciso di scendere in campo per difendere l’autonomia e l’indipendenza della giustizia, ritenute fondamentali per garantire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Lo sciopero delle toghe, che oggi coinvolge anche l’Abruzzo, non si traduce in un semplice fermo delle attività, ma in una serie di iniziative pubbliche organizzate per spiegare alla cittadinanza i rischi legati alla riforma costituzionale della giustizia proposta dal ministro Carlo Nordio. Approvata in prima lettura dalla Camera il 16 gennaio, la riforma prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, un cambiamento che, secondo i magistrati, potrebbe minare l’equilibrio dei poteri e compromettere l’imparzialità del sistema giudiziario.

«C’è un’ampia adesione da parte di tutta la magistratura abruzzese», ha dichiarato Roberta D’Avolio, sostituto procuratore del tribunale dell’Aquila e presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Abruzzo. Due gli eventi principali organizzati nella regione: uno all’università di Teramo e l’altro al Museo Paparella di Pescara, moderato dal giornalista Luca Telese e con la partecipazione della scrittrice Donatella Di Pietrantonio. Obiettivo degli incontri è aprire un dibattito sui temi della riforma, evidenziando come la separazione delle carriere rischi di indebolire il ruolo del giudice, esponendo i pubblici ministeri a influenze esterne, in particolare da parte del potere esecutivo o legislativo. «Il rischio è che i pm diventino strumenti nelle mani delle maggioranze di turno», ha aggiunto D’Avolio.

La riforma Nordio, che punta a rendere i processi più veloci e le decisioni più giuste, secondo i magistrati non raggiungerebbe questi obiettivi, ma anzi aprirebbe la strada a un sistema in cui l’indipendenza della magistratura verrebbe meno. La mobilitazione odierna, che vede la partecipazione di numerosi magistrati in tutta Italia, ha un duplice scopo: da un lato, creare un momento di confronto con la cittadinanza, dall’altro, rallentare l’iter parlamentare della riforma, gettando le basi per una futura campagna referendaria. «Saremo in tanti e uniti», hanno ribadito i promotori dello sciopero, sottolineando come la difesa della Costituzione passi anche attraverso la tutela dell’autonomia della magistratura.

Il tema della separazione delle carriere, a lungo accantonato dalla politica, è tornato al centro del dibattito pubblico grazie all’iniziativa dell’Unione delle camere penali italiane (Ucpi), che nel 2017 ha raccolto firme per una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare. Oggi, però, la riforma Nordio rischia di stravolgere un sistema che, pur con le sue criticità, ha garantito finora l’imparzialità e l’indipendenza della giustizia. «La separazione delle carriere è necessaria per garantire l’imparzialità», sostengono invece alcuni avvocati, tra cui Cecilia Bandiera, che vede nella riforma un’opportunità per modernizzare il sistema.

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