Sciopero dei magistrati contro la riforma Nordio: alta adesione e proteste per l'indipendenza della giustizia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I magistrati italiani hanno incrociato le braccia in uno sciopero che, con un’adesione superiore all’80%, ha segnato una delle più significative mobilitazioni degli ultimi anni. La protesta, indetta dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), è stata una risposta netta alla riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio, accusata di minare l’indipendenza della magistratura e di mettere a rischio i principi costituzionali.

La giornata di mobilitazione, che ha visto una partecipazione massiccia soprattutto al Nord – con picchi del 90% a Milano e dell’86% a Torino – è stata accompagnata da assemblee piene, flash mob e manifestazioni simboliche. Tra queste, spicca quella organizzata sulle scale della Corte di Cassazione, dove decine di toghe hanno sfilato con la Costituzione in mano, un gesto carico di significato per ribadire il loro legame con la Carta fondamentale.

A Reggio Calabria, dove l’adesione ha superato l’80%, i magistrati si sono radunati in Piazza Castello, davanti alla Corte d’Appello. “Scioperiamo mal volentieri”, ha dichiarato Stefano Musolino, procuratore aggiunto e segretario nazionale di Magistratura Democratica, sottolineando come la decisione di astenersi dal lavoro rappresenti un “grido d’allarme” per difendere un sistema giudiziario che rischia di diventare meno indipendente e più esposto a condizionamenti.

Tra i testimonial della protesta, figure di spicco come lo scrittore e ex magistrato Gianrico Carofiglio, che ha espresso solidarietà ai colleghi ma ha anche lanciato un appello: “Condivido le ragioni dello sciopero, ma i cittadini devono capire. Oggi, cosa sentono?”. Carofiglio, insieme ad altri volti noti come Antonio Albanese e Maurizio De Giovanni, ha contribuito a portare la protesta fuori dai tribunali, trasformandola in un dibattito pubblico che va oltre le aule giudiziarie.

Al centro delle critiche c’è la proposta di separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ritenuta un tentativo di indebolire l’autonomia della magistratura inquirente. Secondo i promotori dello sciopero, la riforma rischia di rendere i pm più condizionabili, aprendo la strada a interferenze politiche. Un tema che, come ha ricordato Carofiglio, non riguarda solo i magistrati ma l’intero Paese, chiamato a riflettere su un sistema che, se modificato, potrebbe avere ripercussioni profonde sulla tutela dei diritti e sulla garanzia di giustizia.

La mobilitazione ha superato le aspettative degli organizzatori, raggiungendo livelli di partecipazione paragonabili a quelli delle proteste contro le riforme giudiziarie del periodo berlusconiano. Un risultato che contrasta con il deludente 48% registrato durante l’ultimo sciopero, nel 2022, contro la riforma Cartabia.

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