Gaza, il giornalisticidio prosegue tra accuse e silenzi
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Redazione Esteri
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Mentre a Gaza il bilancio dei cronisti uccisi supera ormai i 230, l’ultimo attacco ha colpito sei reporter, tra cui Anas al-Sharif, volto noto di Al Jazeera, eliminati domenica notte in quello che l’esercito israeliano definisce un "bersaglio legittimo". La giustificazione – che si tratterebbe di militanti di Hamas – non ha però convinto la comunità internazionale, tanto che l’Onu chiede un’indagine indipendente e l’Ue esige prove concrete. Se davvero i giornalisti fossero terroristi, come sostengono le IDF, perché impedire che i media documentino le operazioni?
La reazione globale è stata unanime nella condanna, ma sterile nei fatti. Le organizzazioni internazionali, compresi gli alleati di Israele, si limitano a esprimere indignazione senza intraprendere azioni concrete. Intanto, Al Jazeera ha organizzato una veglia nella sede di Doha per ricordare i cinque colleghi uccisi, tra cui al-Sharif, Mohammed Qreiqeh e i cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. Tamer Almisshal, conduttore dell’emittente, ha ribadito che si trattava di professionisti, non di combattenti.




