Veglia a Città del Messico per Anas al-Sharif, l'Onu chiede indagine sui giornalisti uccisi a Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la notte scendeva su Città del Messico, decine di giornalisti e attivisti si sono radunati martedì nel cuore della capitale per ricordare Anas al-Sharif, il corrispondente di Al Jazeera ucciso domenica in un attacco aereo israeliano a Gaza. Con candele e cartelli, hanno chiesto giustizia non solo per lui, ma per tutti i reporter caduti sotto i bombardamenti, esortando il governo messicano a rivedere i rapporti con Israele.

La morte di al-Sharif, che aveva 28 anni ed era padre di due bambini, non è un caso isolato. Con lui sono stati uccisi altri quattro colleghi – Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed al-Khaldi, Moamen Aliwa – e l’autista Mohammed Noufal, colpiti mentre lavoravano sotto una tenda vicino all’ospedale Al-Shifa. Un episodio che ha spinto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a chiedere un’indagine "indipendente e imparziale", sottolineando come i giornalisti in zone di guerra affrontino rischi estremi. Stéphane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite, ha ricordato che dall’inizio del conflitto a Gaza sono morti oltre 240 reporter.

Quella di al-Sharif non è che l’ultima di una lunga serie di vittime tra chi documenta il conflitto. Undici anni fa, a Beit Lahia, perse la vita Simone Camilli, inviato dell’Associated Press e figlio dell’ex sindaco di Pitigliano, Pierluigi Camilli. Anche lui fu ucciso da un’esplosione mentre raccontava la guerra tra Israele e Hamas. La sua storia, come quella di al-Sharif, dimostra quanto sia pericoloso fare informazione in quei territori.

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