Anas al-Sharif, il giornalista ucciso due volte: prima da Israele, poi dai media
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Redazione Esteri
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Anas al-Sharif, giornalista di Al Jazeera, è stato ucciso a 28 anni in un attacco israeliano mirato contro una tenda che ospitava reporter fuori dall’ospedale al-Shifa, a Gaza. Con lui sono morti altri cinque colleghi, in quello che rappresenta solo l’ultimo episodio di una strage sistematica: dall’inizio dell’offensiva israeliana, quasi 270 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi a Gaza. Un dato che, secondo uno studio della Brown University, fa di questo conflitto il più letale della storia per la stampa.
La richiesta di un’indagine indipendente, avanzata da Thibaut Bruttin, presidente di Reporters sans frontières, è l’unica strada per fare luce su un crimine di guerra che Israele tenta di giustificare sostenendo di aver colpito un "terrorista di Hamas". Una tesi che, se non verificata da organismi terzi, rischia di trasformare la morte di al-Sharif in una doppia esecuzione: fisica e mediatica.
La tenda attaccata domenica notte, situata di fronte all’ospedale Shifa, era un punto di riferimento per i giornalisti che, nonostante i rischi, continuavano a documentare una guerra senza vie di fuga. Le vittime, palestinesi o corrispondenti di testate internazionali, facevano parte di quel gruppo ristretto di professionisti rimasti a Gaza dall’inizio del conflitto, mentre l’accesso a nuovi reporter è stato sistematicamente negato.




