Cipriani rompe il silenzio: “Nessun inganno, con Minetti vogliamo adottare un altro bambino”
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Redazione Interno
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Dal suo ranch “Gin Tonic” a Punta del Este, l’imprenditore Giuseppe Cipriani ha scelto di intervenire direttamente nel dibattito che avvolge la compagna Nicole Minetti, l’ex igienista dentale condannata per il caso “bunga bunga” e successivamente graziata dal capo dello Stato. Nella lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Cipriani ha respinto con decisione le ricostruzioni giornalistiche che nelle ultime settimane hanno gettato ombre sulla regolarità dell’adozione del figlio della coppia – un bambino uruguaiano al centro della richiesta di clemenza – annunciando anzi un progetto ben preciso per il futuro: “Io e Nicole stiamo pensando di adottare un altro bambino, sempre qui in Uruguay”, ha dichiarato, auspicando che le acque si calmino prima di avviare le nuove pratiche. Secondo la narrazione di Cipriani, la procedura seguita nell’adozione appena conclusasi non lascerebbe spazio ad alcuna contestazione, essendosi protratta per quasi quattro anni e avendo coinvolto una pluralità di soggetti istituzionali del paese sudamericano, inclusi giudici, assistenti sociali e psicologi; l’Uruguay, ha sottolineato l’imprenditore per ribadire la solidità del sistema, “non è un Paese delle banane”.
Le smentite sui legami con Jeffrey Epstein e Carlo Nordio
Accanto alla difesa dell’iter adottivo, Cipriani ha voluto mettere definitivamente a tacere una serie di illazioni che lo riguardano personalmente, in particolare quelle che legano il suo nome al finanziere statunitense Jeffrey Epstein, deceduto in carcere in circostanze controverse, o che descrivono rapporti privilegiati con l’attuale guardasigilli. Riguardo al primo, la smentita è categorica: “Non mi ha mai fatto un finanziamento. Mai. Voleva investire in un nostro locale, vent’anni fa a Londra, ma non se ne fece niente”, ha spiegato, ridimensionando l’incontro a una semplice trattativa commerciale mai andata in porto e sottolineando come l’americano, pur essendo stato cliente dei suoi locali, “non è mai stato mio socio”. Analogamente, ha escluso che il ministro Carlo Nordio possa essere annoverato tra i suoi amici intimi o che abbia mai varcato la soglia della sua residenza uruguaiana; l’imprenditore concede che l’esponente del governo, avendo vissuto a lungo a Venezia, possa aver frequentato l’Harry’s Bar – locale storico della sua famiglia – ma definisce “una grande balla” l’esistenza di un rapporto più stretto o di favoritismi legati al provvedimento di grazia.
L’inchiesta della procura e i nuovi accertamenti richiesti
Se queste sono le parole di Cipriani – il quale ha parlato di “mare di m…” gettato addosso alla compagna, reo a suo dire solo dell’invidia che caratterizzerebbe il costume italiano – la macchina giudiziaria procede spedita sulla scia dei rilievi sollevati dal Quirinale. Negli uffici della Procura generale di Milano, i magistrati stanno cercando di chiudere in tempi stretti gli ulteriori approfondimenti richiesti dal presidente Sergio Mattarella dopo i primi dubbi sollevati da inchieste giornalistiche. Gli inquirenti hanno attivato i canali dell’Interpol per ottenere con urgenza documentazione dall’estero, concentrandosi in particolare sulla verifica della documentazione sanitaria del minore e sull’esatta dinamica che ha portato l’istituto uruguaiano per l’infanzia (Inau) a dichiarare l’adottabilità del piccolo, scavalcando – secondo alcune fonti – altre famiglie in lista d’attesa. "Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto noi ciò che doveva dire", ha ammesso la procuratrice generale Francesca Nanni, non escludendo che il parere finora favorevole alla grazia possa essere rivisto una volta vagliati i nuovi elementi; “potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti”, ha aggiunto, confermando che l’istruttoria è a 360 gradi.
La sentenza uruguaiana e i paletti alla giurisdizione italiana
Un aspetto nodale, che emerge dall’analisi dei fascicoli giudiziari consultati, riguarda la natura della decisione di adozione emessa dall’autorità sudamericana: risulta formalmente corretta e, in quanto tale, non potrebbe essere sindacata dalle procure italiane, vincolate al principio del rispetto degli atti giurisdizionali stranieri in assenza di macroscopiche violazioni dei diritti fondamentali. Questa opacità giuridica rende particolarmente delicata la posizione della Procura generale, che deve fornire al Ministero e quindi al Colle un parere tecnico su fatti maturati all’estero e già cristallizzati in un provvedimento di un tribunale sovrano. Di contro, la difesa della Minetti ha già manifestato l’intenzione di agire per danni una volta esaurita la fase più acuta dello scandalo, accusando i media di aver distrutto l’immagine di una madre – quella descritta da Cipriani come fantastica – che si sarebbe trovata costretta a scegliere tra l’espiazione della pena in Italia e la necessità di accompagnare il figlio negli Stati Uniti per cure periodiche che si protrarranno fino alla maggiore età del bambino.




