Minetti, Cipriani rompe il silenzio: «Quell'adozione è legale, ora pensiamo a un altro bambino»
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Redazione Interno
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La campagna mediatica scatenatasi intorno alla vicenda che vede coinvolta Nicole Minetti – ex igienista dentale ed ex consigliera regionale – ha spinto il compagno, l'imprenditore Giuseppe Cipriani, a rilasciare un'intervista al Corriere della Sera per rispondere a quelle che definisce «illazioni» prive di fondamento. Dal suo ranch in Uruguay, dove la coppia risiede stabilmente, Cipriani ha voluto mettere in chiaro un punto che ritiene essenziale: l'iter che ha portato all'adozione del bambino, fonte di recenti polemiche, non solo è stato perfettamente legale, ma ha richiesto quasi quattro anni di pratiche. «Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi... L'Uruguay non è un Paese delle banane», ha dichiarato testualmente, sottolineando come si tratti di uno Stato serio dove – a suo dire – le pratiche burocratiche non si comprano con il denaro, essendo peraltro un paese dalla forte impronta socialista. Nessun inganno, quindi, sarebbe stato perpetrato ai danni delle autorità italiane o di quelle sudamericane, bensì un semplice «atto d’amore» nei confronti di un minore che necessita di cure costanti.
L'imprenditore, erede della dinastia dell'Harry's Bar veneziano, ha voluto difendere anche la scelta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di concedere la grazia alla compagna: una decisione, questa, giustificata dalle precarie condizioni di salute del piccolo. Cipriani ha spiegato che il bambino affetto da una patologia rara – non comune in Italia ma frequente in alcune aree africane – deve essere sottoposto a controlli periodici a Boston ogni sei mesi, un obbligo che si protrarrà fino al compimento della maggiore età. In quest'ottica, l’affidamento in prova che Minetti avrebbe dovuto scontare a Milano, come alternativa al carcere, le avrebbe di fatto impedito di seguire il figlio all'estero, rendendo la grazia l'unica strada percorribile per preservare l'unità familiare. «Non è che Nicole dovesse andare in galera», ha precisato Cipriani, respingendo l'idea che ci sia stato un trattamento di favore.
Una bufera che «ha distrutto Nicole» e la difesa sui legami con Epstein
L'imprenditore non ha nascosto il costo emotivo che questa strumentalizzazione – così l'ha definita – ha avuto sulla sua compagna. «Ha distrutto Nicole», ha confessato, aggiungendo una frase di forte impatto lessicale per descrivere l'ondata di critiche ricevuta dall'Italia: «Le è stato davvero gettato addosso un mare di merda». Parole dure, quelle usate da Cipriani, che rivelano un senso di profonda ingiustizia percepita dalla coppia, la quale si trova ora a dover gestire una visibilità mediatica che non aveva richiesto. Parlando del figlio, l'ha descritta come una «madre fantastica», impegnata a crescere il minore in maniera speciale nonostante le avversità. Stando alla sua versione, la documentazione medica e legale è sempre stata trasparente, eppure la ricostruzione dei fatti fornita da taluni organi di stampa avrebbe dipinto un quadro distorto e malevolo della situazione.
Un altro aspetto toccato nell'intervista riguarda i presunti legami con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense deceduto in carcere mentre era in attesa di giudizio per gravi accuse. A chi gli chiedeva se esistessero rapporti economici tra loro, Cipriani ha risposto con un secco smentita, bollando quelle voci come «grandissime balle». Ha ammesso che Epstein, come milioni di altri avventori, frequentava i suoi locali, ma ha negato recisamente qualsiasi forma di finanziamento o partnership commerciale. «Voleva investire in un nostro locale, vent’anni fa a Londra, ma non se ne fece niente», ha raccontato, invitando i curiosi a consultare gli "Epstein file" dove – a suo dire – emerge chiaramente una corrispondenza tra avvocati finita poi nel nulla.
Il progetto di una nuova adozione e lo scontro con il Fatto Quotidiano
Nonostante le traversie giudiziarie e lo stillicidio di indiscrezioni, Cipriani ha voluto lanciare un messaggio di sfida al futuro, dichiarando che lui e Nicole stanno pensando di ripetere l'esperienza. «Certo, ci mancherebbe. Subito. Anzi, io e Nicole stiamo pensando d’adottare un altro bambino, sempre qui in Uruguay», ha annunciato, auspicando che le acque si calmino per procedere con le nuove pratiche senza ulteriori ostacoli. Questa dichiarazione suggella la volontà della coppia di costruire una famiglia solida in Sudamerica, lontano dal clamore e dalle polemiche italiane, nella speranza che l’attenzione mediatica si sposti altrove.
Parallelamente alle parole di Cipriani, i legali della coppia hanno avviato un'offensiva legale mirata a tutelare l'immagine dei propri assistiti. In una nota diffusa dagli avvocati Antonella Calcaterra ed Emanuele Fisicaro, si smentiscono categoricamente le ricostruzioni fornite dal giornalista Thomas Mackinson, de Il Fatto Quotidiano, accusato di aver diffuso «falsità» in merito al ruolo dell'avvocato uruguaiano morto in un rogo. I difensori hanno precisato che la legale deceduta nell'incendio – circostanza che ha ulteriormente infittito il giallo processuale – non era il legale dei genitori biologici del bambino, bensì il tutore del minore, una distinzione non da poco che a loro avviso cambierebbe radicalmente i termini della narrazione.
Le ombre della procura e il dietrofront di Ranucci su Nordio
Se dal fronte Cipriani arriva una strenua difesa della regolarità formale dell'adozione, il contesto investigativo resta però avvolto nel mistero, complice la scomparsa della stessa legale nella cui competenza ricadeva la procedura di adozione. La procura uruguaiana che indaga sulla morte violenta dell'avvocato Nieto e del collega Cabrera – entrambi trovati carbonizzati in un rogo le cui cause sono ancora oggetto di perizia – ha deciso di acquisire il fascicolo completo dell'adozione. Gli inquirenti, pur non avendo ancora scartato l'ipotesi dell'incidente domestico legato a una stufa, intendono verificare l'esistenza di un nesso tra l'attività della professionista coinvolta nella causa e la tragedia che l'ha stroncata. Un risvolto, questo, che aggiunge ulteriore complessità a una vicenda già di per sé intricata, alimentando le speculazioni su presunti conflitti di interesse occulti legati all'affidamento del minore.
Sul fronte interno italiano, il caso Minetti ha generato scintille anche nel mondo dell'informazione televisiva, innescando un clamoroso dietrofront. Il conduttore Sigfrido Ranucci, dopo aver lanciato indiscrezioni riguardanti una presunta visita del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel ranch uruguaiano di Cipriani, è stato costretto a fare marcia indietro. Intervenendo in trasmissione, Ranucci ha dichiarato di volersi «cospargere il capo di cenere», ammettendo implicitamente la fragilità delle fonti su cui aveva basato quell'affermazione. Il ministro, che aveva già dato mandato all'Avvocatura di Stato per tutelare la propria immagine, ha così ricevuto una sorta di scusa pubblica, mentre l'ex capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, smentiva con sdegno di aver mai avuto un ruolo nella gestione della pratica di grazia, parlando apertamente di «fango» gettato sulla sua persona. L'intera vicenda resta dunque sospesa tra la versione della coppia, che parla di complotto e invidia, e le verifiche in corso della magistratura, che intanto ha avviato contatti con l'Interpol per ottenere i documenti originali dell'iter adottivo.




