Meloni: il mio governo è il secondo più longevo, ma non è un traguardo da festeggiare
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Redazione Interno
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“Da oggi il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana”. Con un post pubblicato su Instagram, Giorgia Meloni sceglie i social – ormai canale privilegiato per comunicazioni che un tempo sarebbero finite in una nota stampa di agenzia – per rivendicare un primato che, a dispetto della sua carica numerica, l’esecutivo consegue in un clima politico segnato da tensioni internazionali e sfide economiche non indifferenti. La presidente del Consiglio, lungi dall’abbandonarsi a toni trionfalistici, tiene invece a precisare che quel dato cronologico non rappresenta “un traguardo da festeggiare”, bensì “una responsabilità ancora più forte verso gli italiani”. Un’enfasi voluta, quella sulla responsabilità, che serve forse a scongiurare l’ombra dell’autocompiacimento, mentre sul fronte opposto le opposizioni tacciono o raramente commentano un record che – va detto – pochi avevano pronosticato all’indomani del voto.
Numeri e record: il dato della longevità
La longevità, in questo caso, si misura in giorni di legislatura: il governo Meloni ha superato alcune delle esperienze esecutive più brevi del dopoguerra per collocarsi al secondo posto assoluto nella classifica della Repubblica. Un dato, quest’ultimo, che l’onorevole Maria Grazia Frijia, deputata di Fratello d’Italia, non esita a definire “un segnale di solidità” senza il quale, a suo dire, “non c’è futuro”. La stessa Frijia, in una nota diffusa nella giornata del 2 maggio – all’indomani della ricorrenza dei lavoratori –, lega esplicitamente la stabilità dell’esecutivo alla capacità di portare avanti “riforme e interventi per famiglie e imprese”. Nessun dettaglio specifico su quali provvedimenti, ma il messaggio politico è chiaro: la durata, in sé, diventa un argomento di merito.
Fazzolari e il conto dei posti di lavoro
A impreziosire il momento, quasi una controffensiva comunicativa rispetto alla retorica del “governo dei record”, arriva il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, con un conteggio che non passa inosservato. Nei 1.288 giorni scanditi finora dalla maggioranza, rivendica Fazzolari, sono stati creati “1,2 milioni di nuovi posti di lavoro”, pari a quasi 1.000 occupati in più al giorno. Numeri, quelli citati, che attingono probabilmente a fonti statistiche ufficiali – come le rilevazioni Istat sull’occupazione – ma che andrebbero letti alla luce delle oscillazioni del mercato del lavoro, inclusi i contratti a termine o la cassa integrazione. Il sottosegretario, tuttavia, non si sofferma su distinzioni tecniche, e preferisce utilizzare il dato come prova della “serietà dell’impegno” evocata anche dalla premier nel suo messaggio.
Il peso della responsabilità e il mandato ricevuto
Nell’affacciarsi a questo traguardo, Meloni ringrazia “chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro” e promette di “andare avanti con determinazione”. La bussola, assicura, rimane “l’interesse nazionale”, una formula ampia che nell’agenda di governo ha finora incluso provvedimenti come il Pnrr rimodulato, la riforma dell’autonomia differenziata e una politica estera allineata agli alleati atlantici. Nessun cenno, nel post, a possibili scivoloni di maggioranza o a fibrillazioni interne – la coalizione resta variegata – ma l’insistenza sul concetto di “responsabilità” lascia intendere la consapevolezza di un percorso ancora lungo. Perché essere il secondo governo più longevo, nel Palazzo, non garantisce automaticamente di diventare anche il primo.




