Meloni: “Da oggi questo è il secondo governo più longevo della Repubblica”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era scontato, a dirla tutta, che l’esecutivo nato nell’ottobre del 2022 riuscisse a superare indenne la scadenza dei mille giorni, figurarsi poi avvicinarsi a un traguardo che per la cronologia repubblicana rappresenta una vera e propria eccezione. Eppure, il dato è ormai certificato: con i suoi 1288 giorni trascorsi alla guida del paese, il governo presieduto da Giorgia Meloni ha scalzato quasi tutte le coalizioni che lo hanno preceduto, issandosi al secondo posto nella speciale classifica della longevità istituzionale. Soltanto il secondo governo Berlusconi, quello arrivato a 1412 giorni, resta davanti. Un risultato che la stessa premier, in un post affidato ai social network, ha scelto però di non celebrare come una festa. “Non lo vivo come un traguardo da festeggiare – ha scritto Meloni – ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani”. Una formula, quest’ultima, che trasforma un record statistico in una sorta di monito interiore, quasi a voler tenere alta l’asticella della tensione politica.

La donna che doveva durare poco

Quando, nell’autunno di quell’anno, Giorgia Meloni giurò nelle mani del capo dello Stato, dando vita al primo governo di centrodestra dopo un lungo ciclo di esecutivi tecnici e di larghe intese, molti osservatori scommettevano su una durata assai più breve. Lei stessa, in quella circostanza, aveva dichiarato con una certa enfasi: “Governeremo per 5 anni”. Una promessa che allora suonava come un atto di volontà più che come una previsione realistica, visto il polveriere di tensioni interne e le fibrillazioni internazionali. E invece, mentre il paese si avvicina al quarto anno di quella legislatura, il giuramento diventa un fatto compiuto. La stabilità, spiegano alcuni commentatori, è diventata un valore in sé. Ma è l’onorevole Saverio Romano, coordinatore politico di Noi Moderati, a rivendicare con maggior enfasi il senso di questo risultato: “La prima donna presidente del Consiglio dei ministri raggiunge un altro importante record – ha dichiarato sabato 2 maggio 2026 – che la dice lunga sulle sue qualità politiche, sulla sua volitività e sulla tenuta di un governo che ha fatto della coesione un elemento fondamentale”.

Un ringraziamento che pesa come un impegno

Nel messaggio diffuso dalla presidente del Consiglio, il ringraziamento a “chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serietà del nostro impegno” non assume i toni della consueta retorica di palazzo. Al contrario, si carica di una funzione quasi performativa: si ringrazia non tanto per il passato, quanto per la fiducia che dovrà ancora essere spesa nel futuro. Meloni ha parlato espressamente di “responsabilità ancora più forte”, un’incisività lessicale che trasforma la longevità – spesso percepita come un premio – in un macigno da trascinare. E ha aggiunto: “Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale”. Nessuna autocelebrazione, dunque. Nessun gadget elettorale.

1288 giorni e una classifica che parla da sola

La cronologia dei governi repubblicani è costellata di cadute premature, di crisi lampo e di legislature consumate prima ancora di iniziare. Per questo, raggiungere i 1288 giorni di carica – una soglia superata soltanto dal secondo governo Berlusconi – rappresenta un’anomalia statistica nel panorama politico italiano. Né si tratta solo di un calcolo aritmetico: alle spalle di questo dato ci sono leggi approvate, battaglie di maggioranza, bilanci messi in sicurezza e alcune inchieste giudiziarie che hanno coinvolto figure vicine all’esecutivo. Proprio su questi ultimi sviluppi, però, l’attenzione degli inquirenti non ha finora scalfito la tenuta complessiva della coalizione. Resta il fatto che la premier, pur avvertendo il peso simbolico del risultato, ha scelto di non trasformarlo in un manifesto propagandistico. “Grazie a chi continua a credere nel nostro lavoro” ha scritto ancora Meloni, senza mai nominare avversari o alleati scomodi. Un silenzio, quello sulle dinamiche interne, che forse dice più di tante dichiarazioni di voto.

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