Kim Yo Jong congela le speranze di Trump: «Esercitazioni ridotte? Non cambia nulla»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La decisione del presidente americano Donald Trump di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud non è bastata a scongelare il rapporto con Pyongyang. La potente sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un, Kim Yo Jong, ha definito "irrilevante" la mossa di Washington e ha gettato acqua sul fuoco delle speranze di una ripresa del dialogo, dichiarando di non essere a conoscenza di alcuna comunicazione tra suo fratello e il tycoon.
La risposta di Pyongyang alla stretta di Trump
La dichiarazione di Kim Yo Jong, diffusa nella notte attraverso i media statali, rappresenta la prima reazione ufficiale della Corea del Nord all'ordine esecutivo di Trump di ridimensionare le manovre annuali Ulchi Freedom Shield. Queste esercitazioni, iniziate lo scorso 17 agosto e originariamente previste per undici giorni, termineranno ora il 21 agosto, con un dimezzamento della durata e un ridimensionamento di alcune attività sul campo, su richiesta degli Stati Uniti.
"Riteniamo che non valga la pena commentare e non abbiamo alcun interesse", ha affermato Kim Yo Jong in una nota, precisando che "la natura provocatoria e aggressiva delle esercitazioni non cambierà, anche se la loro durata e le loro dimensioni sono state ridotte". La sorella del leader ha sottolineato come Pyongyang presti maggiore attenzione al fatto che le manovre si tengano regolarmente piuttosto che a un singolo ridimensionamento, senza tralasciare di ricordare le altre esercitazioni condotte da Washington e Seul all'inizio dell'anno.
Il peso di Kim Yo Jong e il muro contro la diplomazia
La dichiarazione di Kim Yo Jong, che nella gerarchia del regime ricopre un ruolo di primo piano come direttrice del Dipartimento degli Affari Generali del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori, ha assunto i contorni di una presa di distanza piuttosto che di un'apertura. Alla domanda, rivolta da un giornalista alla Casa Bianca, se vi fosse stato uno scambio di lettere tra Trump e Kim Jong Un, il presidente americano aveva risposto con un cauto "Non posso dirvelo", alimentando le speculazioni su un possibile contatto diretto.
Kim Yo Jong, però, ha tagliato corto: "Per quanto riguarda le recenti notizie provenienti da Washington sulle comunicazioni tra i leader della Corea del Nord e degli Stati Uniti, ne sono completamente all'oscuro", ha dichiarato, lasciando intendere che il muro di ghiaccio tra i due Paesi rimane solido.
L'offensiva diplomatica di Trump e il nodo delle armi nucleari
Nonostante la freddezza della risposta, Trump ha ribadito con forza la sua intenzione di incontrarsi nuovamente con Kim Jong Un, possibilmente già a novembre, in occasione del vertice dell'APEC in programma a Shenzhen, in Cina. Nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche, il presidente americano ha giustificato i buoni rapporti con il leader nordcoreano definendoli un elemento positivo, nonostante l'arsenale atomico di Pyongyang. "Il fatto che io vada d'accordo con lui è una cosa buona, non è una cosa cattiva. Lui ha 57 potenti armi nucleari.
Non sarebbe mai dovuto accadere, ma vado d'accordo con lui", ha dichiarato Trump. Il presidente ha poi aggiunto che il leader nordcoreano "si comporterà bene, finché c'è un presidente in gamba. Se ci fosse un presidente stupido, probabilmente non sarebbe così", sottolineando come la sua presidenza sia un fattore cruciale per la stabilità.
Le conseguenze di una scelta a sorpresa
La decisione di Trump di ridurre le manovre militari ha colto di sorpresa non solo Pyongyang, ma anche gli stessi alleati sudcoreani. Funzionari di Seul hanno riferito che l'annuncio, arrivato tramite un post sui social media, è stato improvviso e ha sollevato dubbi sulla prontezza della difesa congiunta, in un momento in cui l'alleanza con gli Stati Uniti viene percepita come fondamentale per la sicurezza nazionale.
Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha comunque ribadito che una solida alleanza militare con Washington rimane uno dei pilastri della sicurezza del Paese, auspicando un rafforzamento delle capacità autonome di difesa. La mossa di Trump, giustificata anche dal rifiuto della Corea del Sud di appoggiare la guerra americana in Iran, rischia però di alimentare le ansie dell'opinione pubblica sudcoreana, che teme un indebolimento del cosiddetto "ombrello nucleare" statunitense.
Da Pyongyang, intanto, non sono arrivate nuove minacce ma nemmeno aperture: Kim Yo Jong si è limitata a dire che i rapporti tra suo fratello e Trump sono "ancora eccellenti", citando i "buoni ricordi" che il leader ha del presidente americano, ma senza fare alcun passo concreto verso un nuovo tavolo negoziale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
