Borse in calo, il caso Samsung pesa sui listini. A Milano tonfo di Stm e Prysmian

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I numeri da record non bastano più a placare gli animi degli investitori, sempre più preoccupati per la sostenibilità del rally che ha trainato i titoli tecnologici negli ultimi mesi. A gettare nuovamente scompiglio sui mercati globali, in questo inizio di settimana, ci ha pensato il caso della sudcoreana Samsung, i cui conti trimestrali – pure positivi e oltre le attese – hanno innescato un'ondata di vendite che si è rapidamente propagata dalle Borse asiatiche a quelle europee e statunitensi.

Il risultato è stato un'altra giornata di fuoco per il comparto dei semiconduttori, con le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente che hanno chiuso in profondo rosso, riflettendo le ansie di un mercato che teme di aver già scontato tutte le buone notizie possibili sull'intelligenza artificiale.

Il crollo di Samsung e l'effetto a catena sui listini

A Seul, il produttore di chip di memoria ha messo a segno una prestazione negativa da manuale, perdendo fino a circa il 10% nel corso della seduta per poi chiudere con un ribasso del 7%, nonostante un utile operativo cresciuto di diciannove volte rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una reazione apparentemente paradossale, che tuttavia ha una sua logica se si guarda alle valutazioni stellari raggiunte dal titolo, salito del 150% da inizio anno, e ai timori, peraltro concreti, relativi alle consegne di memorie per il biennio 2026-2027.

Questo scetticismo ha travolto l'intero settore, facendo crollare l'indice asiatico Kospi di quasi il 5% e provocando una breve sospensione delle contrattazioni per eccesso di ribasso, mentre le ripercussioni non si sono fatte attendere nemmeno a Tokyo e Taiwan.

Le Borse europee in rosso, il settore dei chip subisce la peggiore flessione

Il contagio ha investito in pieno anche l'Europa, dove l'indice Stoxx dei semiconduttori ha registrato un crollo del 7,2%, trascinando con sé i principali listini del continente. Francoforte ha chiuso in calo dell'1,37%, Parigi ha lasciato sul terreno lo 0,51%, mentre Londra ha tenuto meglio, riuscendo a limitare le perdite e a chiudere addirittura in lieve rialzo dello 0,13%.

Le pressioni ribassiste sul settore dell'intelligenza artificiale, partite dall'Asia, hanno trovato un terreno fertile in Europa, dove i dubbi sulla capacità delle aziende di mantenere elevati tassi di crescita hanno spinto molti investitori a incassare i profitti accumulati dopo mesi di forti rialzi.

Piazza Affari e Wall Street, vendite sui big tech

Piazza Affari non è stata certo risparmiata dalla bufera, archiviando la seduta con un ribasso dello 0,9%, penalizzata in particolare dal tonfo di due grandi colossi del settore. StMicroelectronics ha subito una flessione del 6,5%, mentre Prysmian, il cui rally era stato alimentato dalla crescente domanda di cavi per i data center, ha ceduto il 5,9%.

Un andamento a due velocità, invece, per i titoli bancari, con Unicredit che ha messo a segno un balzo dell'1,1% alla vigilia dei risultati dell'offerta pubblica di scambio su Commerzbank, mentre Mps ha arretrato leggermente. Nel frattempo, l'apertura di Wall Street non ha fatto che confermare il clima di incertezza: il Nasdaq, fortemente esposto al settore tecnologico, ha perso l'1,2%, mentre l'S&P 500 ha arretrato dello 0,3%, parzialmente sostenuto da una rotazione degli investimenti verso titoli difensivi e ciclici.

L'incognita Hormuz e l'andamento del petrolio

A complicare ulteriormente il quadro dei mercati, si aggiungono le rinnovate tensioni geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per i trasporti marittimi del greggio, dove si è verificato un attacco a una petroliera nella notte. Questo episodio ha immediatamente fatto risalire il prezzo del petrolio, interrompendo una fase di calo e introducendo un nuovo elemento di volatilità per gli investitori, già messi a dura prova dalle turbolenze del comparto tecnologico.

L'aumento del costo dell'energia ha inoltre avuto ripercussioni sui rendimenti dei titoli di Stato, con i bond che hanno subito un rialzo dei tassi, in un contesto di mercato già di per sé particolarmente nervoso.

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