Borse in rosso per le tensioni in Medio Oriente e il crollo dei chip: Milano recupera con Fincantieri, tonfo Stm
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Redazione Economia
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Le principali Borse europee hanno archiviato una seduta all'insegna della debolezza, influenzate da un doppio fronte di pressione che ha tenuto gli investitori con il fiato sospeso. Da un lato, le rinnovate tensioni geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz e alle voci di un possibile intervento militare statunitense; dall'altro, la nuova ondata di vendite che ha colpito il comparto dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale, mettendo a dura prova i titoli tecnologici.
Nonostante un avvio contrastato, Wall Street ha mostrato segnali di tenuta, ma non è bastato a risollevare il sentiment del Vecchio Continente, dove le piazze finanziarie hanno chiuso in ordine sparso, con Milano che ha saputo comunque limitare i danni grazie alla performance di alcuni grandi gruppi industriali.
Il clima di incertezza tra Hormuz e i dossier tecnologici
La giornata è stata segnata da due driver principali che hanno condizionato le scelte di portafoglio. Sul fronte geopolitico, è tornata a salire la tensione intorno allo Stretto di Hormuz, il punto nevralgico per il trasporto del petrolio mondiale, dopo che il Wall Street Journal ha riportato indiscrezioni secondo le quali l'amministrazione Trump starebbe considerando un ampliamento delle operazioni militari contro l'Iran. Una prospettiva che ha subito acceso i riflettori sul rischio di un'escalation nella regione, con le conseguenti ripercussioni sui prezzi dell'energia.
Il petrolio WTI ha così superato la soglia degli 80 dollari al barile, mentre il gas naturale è salito oltre i 55 euro al megawattora, alimentando le preoccupazioni per un possibile ritorno dell'inflazione sui listini.
A questo si è aggiunta la pressione sul settore tecnologico: nonostante i conti di TSMC, il gigante taiwanese dei chip, abbiano superato le attese del mercato, gli investitori hanno preferito prendere profitto su titoli che avevano raggiunto valutazioni considerate ormai troppo elevate, con una conseguente ondata ribassista che ha investito l'intero comparto dei semiconduttori europei.
Milano limita i danni con i cantieri, Stm sotto i colpi del mercato
Nel dettaglio, le performance delle singole piazze hanno raccontato una storia fatta di differenze significative. Piazza Affari ha saputo contenere il ribasso grazie al balzo di Fincantieri, che ha guadagnato il 4,1% sostenuta da ordini e prospettive sul settore della difesa e della cantieristica navale, un comparto che in questo contesto di instabilità internazionale gioca spesso un ruolo da protagonista. Una spinta che ha contribuito a controbilanciare il peso del tonfo di Stm, la multinazionale italo-francese dei semiconduttori, che ha invece subito una correzione del 5% circa.
La flessione di Stm, una delle società più rappresentative dell'Alta Tecnologia in Europa, ha riflesso il clima di sfiducia generale verso i titoli legati all'AI e all'elettronica, un settore che dopo mesi di entusiasmo sembra ora entrare in una fase di fisiologico consolidamento. Per contro, Francoforte ha chiuso in calo con il Dax in perdita dello 0,34% e Parigi sostanzialmente piatta, con il Cac 40 che ha limitato il rosso a un marginale -0,05%.
Londra ha invece mostrato una tendenza opposta, guadagnando lo 0,54%, sostenuta probabilmente da un recupero dei titoli petroliferi e minerari, avvantaggiati dall'aumento del prezzo delle materie prime.
Wall Street e lo spread sotto la lente degli operatori
Oltreoceano, Wall Street ha proseguito in modo contrastato, senza fornire un chiaro orientamento ai mercati globali. L'attenzione rimane comunque focalizzata sulla stagione delle trimestrali, che gli operatori sperano possa giustificare gli elevati multipli raggiunti dalle azioni nei mesi scorsi. Nel frattempo, il differenziale tra i titoli di stato italiani e tedeschi, lo spread, si è mantenuto stabile intorno a quota 81 punti, segnalando una percezione del rischio Italia rimasta sostanzialmente invariata nonostante le turbolenze.
L'euro ha oscillato intorno alla parità con il dollaro, mentre l'oro ha mantenuto la sua funzione di bene rifugio, tenendosi su livelli sostenuti. Le incertezze sul fronte energetico e quelle legate alle politiche monetarie delle banche centrali continuano a pesare su un mercato che, dopo aver toccato i massimi storici, cerca nuovi stimoli per proseguire il suo cammino rialzista.




