Latte, la battaglia del differenziale: nel Lazio si alza il prezzo del confronto
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Redazione Economia
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Nel Lazio il prezzo del latte alla stalla non può fermarsi al riferimento base definito per il Nord Italia, ma deve tenere conto di un differenziale territoriale di almeno due centesimi al litro: un valore legato ai maggiori costi di produzione sostenuti dagli allevatori laziali, che derivano da diversi fattori produttivi, dalla logistica, dalla stagionalità e dalle specificità del mercato regionale.
Una richiesta, quella avanzata da Coldiretti Lazio, che arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto, complice anche l'ondata di caldo che in questi giorni ha fatto crollare la produzione per capo fino a tre litri. L'organizzazione agricola sollecita una convocazione urgente del tavolo regionale con le principali industrie del settore – Centrale del Latte di Roma e Fattoria Latte Sano – per definire il miglior prezzo possibile per il latte prodotto nella regione.
Un quadro economico complesso
A pesare è un quadro economico reso sempre più complesso dall'aumento dei costi aziendali: negli ultimi quattro anni l'energia è aumentata del 66 per cento e i fertilizzanti del 46 per cento, mentre resta alta la preoccupazione per i rincari del gasolio agricolo.
A questo si aggiungono le tensioni internazionali, che continuano a incidere sulla disponibilità e sul costo delle materie prime; l'eventuale interruzione delle forniture e delle rotte commerciali ha effetti immediati anche sul mercato dei concimi, considerando che da quelle aree arriva oltre il 25 per cento della disponibilità globale e più del 33 per cento dei fertilizzanti utilizzati nel mondo.
Per Coldiretti Lazio, il prezzo del latte riconosciuto agli allevatori regionali non può fermarsi al valore fissato per il Nord Italia, ma deve tenere conto delle specificità produttive, logistiche e commerciali del territorio; per questo il prezzo corrisposto nel Lazio dovrebbe attestarsi ad almeno 49 centesimi al litro, salvaguardando quel differenziale che storicamente caratterizza il sistema regionale.
L'intesa nazionale e le frizioni locali
L'accordo raggiunto al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per affrontare la situazione del comparto lattiero-caseario – al quale ha partecipato il presidente nazionale Ettore Prandini – rappresenta un passaggio importante per assicurare un periodo di stabilità agli allevamenti in una fase resa particolarmente complessa anche in seguito ai continui aumenti della produzione lattiera a livello europeo.
L'intesa definisce il prezzo base per il latte del Nord Italia con sistemi differenziati e introduce un meccanismo di equa correlazione per il Grana Padano, che sarà applicato a fine anno; nei sei mesi è previsto un prezzo di 48 centesimi per luglio e agosto, 49 centesimi a settembre e ottobre e 50 centesimi a novembre e dicembre.
Tuttavia, proprio mentre la riunione indetta con i Presidenti delle Cooperative per la determinazione del prezzo per il secondo semestre 2026 aveva raggiunto un accordo in rialzo rispetto al trimestre precedente e con un valore medio superiore alla media nazionale, l'intesa è venuta meno a causa delle polemiche con Coldiretti Lazio.
La posizione di Fattoria Latte Sano
Fattoria Latte Sano, che nei suoi due stabilimenti regionali lavora complessivamente circa 80 milioni di litri di latte, ha da sempre valorizzato la filiera corta come elemento distintivo del territorio. Secondo quanto riferito dall'azienda, il tavolo aveva analizzato in modo approfondito l'andamento del mercato, i costi degli input produttivi e le dinamiche della filiera regionale, e l'intesa raggiunta era stata accolta favorevolmente da tutti i Presidenti delle Cooperative.
Tuttavia, poco prima della conclusione della riunione, è circolato l'ennesimo comunicato del Presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, che ha indotto i Presidenti delle Cooperative a procrastinare la sottoscrizione dell'accordo. L'azienda di trasformazione romana contesta la narrazione secondo cui l'accordo nazionale sarebbe riferito esclusivamente al Nord Italia, sottolineando che l'Agreement istituzionale non è vincolante e che nei primi mesi dell'anno solo pochissime aziende hanno scelto di aderirvi.
Il nodo del prezzo unico regionale
Al centro della controversia, il modello di "prezzo unico regionale" proposto da Coldiretti Lazio, con un differenziale stabilito da applicare al valore dell'Agreement nazionale. Una proposta che, secondo Fattoria Latte Sano, solleva seri dubbi di compatibilità con la normativa antitrust, come più volte chiarito dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: la fissazione di un prezzo uniforme applicato indistintamente a tutti gli operatori è considerata una pratica potenzialmente distorsiva della concorrenza.
L'azienda ricorda inoltre che i titolari del latte sono i Presidenti delle Cooperative di Raccolta e che qualsiasi pretesa di imporre un prezzo uniforme rappresenta un tentativo improprio di condizionare domanda e offerta. Il confronto resta aperto e la partita sul differenziale territoriale, con le sue implicazioni economiche e giuridiche, si annuncia complessa per le prossime settimane.




